Ideario Indipendentista

Da “Il Cinghiale Corazzato” numero 22, gennaio-aprile 2008

Il 13 febbraio 2008, Sara Casarico, militante Cap, ha discusso la sua tesi di laurea triennale in Scienze Politiche dal titolo “La Costruzione delle identità collettive: i nazionalismi” presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore a Milano. Relatore il professor Vincenzo Cesareo.
La tesi verteva su alcuni aspetti della lont basca e sulla pur recente storia della Comunità Antagonista Padana in Università Cattolica. La tesi conteneva anche tre lunghe interviste rispettivamente a Davide Alemanni, già Reggente dal 15 maggio 2003 al 29 gennaio 2007, Piergiorgio Seveso, vice-Reggente, e Luca Fumagalli, attuale Reggente della Cap.
Di queste interviste riportiamo alcuni estratti che possano essere spunto di riflessione per tutti, militanti, simpatizzanti e antipatizzanti. Un bocca al lupo a Sara per la sua laurea specialistica e complimenti per aver posto sui suoi studi, senza cedere ai comodi ed utilitaristici distinguo, il sigillo della militanza indipendentista.

“I nazionalismi di cui parliamo non sono invenzioni, basta riflettere su fatto che l’Italia non è mai esistita fino a centocinquant’anni fa ed è nata semplicemente perché un’elite culturale legata alla massoneria l’ha creata. Questo stato esiste ma non può far dimenticare secoli di autonomia, non possono cento anni cancellare una storia di secoli e secoli. E’ sufficiente recarsi a Como, Varese o innuna qualsiasi zona dell’Insubria e poi andare a visitare la Calabria, la Sicilia, la Sardegna o qualsiasi altra zona della penisola. Si rende conto chiunque che non sono differenze inventate, perché si tratta di realà sociali, climatiche, storiche ed economiche del tutto differenti tra loro. Di conseguenza si tratta semplicemente di prendere atto di quella che è la vita di tutti i giorni. Uno non può pensare che veramente lo stato italiano sia uno stato nazionale da Trapani a Merano. Lo stato Italia è fasullo”. (Davide Alemanni)

“Verso il popolo basco c’è un appoggio ideologico, come verso chiunque rivendichi la libertà. Certo non abbiamo il paraocchi, ci sono indipendentismi più o meno legittimi, che poggiano su basi storiche, politiche, culturali più o meno legittime, quindi non è detto che tutti gli indipendentismi ricevano il nostro appoggio. Ad esempio l’indipendentismo del Kosovo noi lo avvertiamo assolutamente come un pericolo perché è un’indipendentismo voluto soprattutto dagli Stati Uniti che cercano di avere l’ennesima enclave (anti)europea e poi perché il Kosovo nasce storicamente come regione serba, nel corso degli anni l’immigrazione albanese è stata talmente eccessiva che adesso i serbi sono in minoranza e l’autonomismo è rivendicato dagli albanesi che di autoctono non hanno niente”. (Luca Fumagalli)

“La nostra identità, che diventa lotta di liberazione nazionale, si basa innanzitutto su un fatto: la Lombardia è stata occupata da una nazione estera nel 1859…Una vera nazione può essere anche inchiavardata ad uno stato che non è il suo, ma il sentimento nazionale può esistere e resistere alle dominazioni estere anche per centinaia e centinaia di anni, magari in certi periodi si assopisce ma poi ad un certo punto gli eventi “spezzastoria” lo risvegliano. Così è per l’identità nazionale lombarda…Tengo a precisare però che così come siamo stati occupati noi, sono stati occupati anche gli stati del Sud della penisola, negli anni successivi e se possibile con una brutalità ulteriore rispetto alla nostra. Riguardo i delitti che sono stati commessi durante il “risorgimento” non basterebbero venti “tribunali di Norimberga” per poter colmare quel grande abisso di illiberalità, di tirannide, di prevaricazione sul vero, sul giusto, sull’onesto, sul reale che è si è aperto in quel periodo”. (Piergiorgio Seveso)

Comments (12)

 

  1. giuseppe corsi scrive:

    u Signùr! ma l’è minga grafomane chel lì!

    A: libero-news.it
    p.c. Rino Cammilleri, Giorgio Seveso, Don Beniamino, Elena Bianchini Braglia

    Cari amici di “Certamen”, (mi concedete l’onore di questa espressione confidenziale?)
    spira e sempre più forte spirerà il vento del CXXXXX nefasto e ferale. Fin dalle elementari, ho conosciuto il ricorso degli unitari all’Anànke del 1861, 66,70,18 (che sia la nipotina della Dea Ragione?). Con la presente ho compiuto un primo assalto da guastatore ( la Grande Guerra? Grazie, Savoia!). Potete intervenire anche Voi?

    “ Sono pienamente convinto che che nella Sicilia e nel Napoletano la rivoluzione è finita. Vi possono essere alcuni pochi, che vogliono levarsi a rumore: ma si apre un manicomio e vi si cacciano dentro” . Nino Bixio, Camera dei Deputati, seduta del 14.III.1861 (discussione del progetto di legge per la proclamazione del Regno d’Italia)

    Egr. Prof. Parlato,
    in seguito a quanto appreso ne “La grande bugia” di Pansa Lei gode della mia completa simpatia. Tuttavia, dissento da Lei con riguardo a quanto riportato da Libero in data 3.X.10.In sintesi, Lei sostiene che “il Risorgimento- e questo talvolta lo si dimentica- non fu solo il processo di unificazione dei vari stati: fu anche il processo per cui a tutti i cittadini degli ex stati preunitari fu garantito un sistema politico fondato sulla rappresentanza. Magari ristretta (vo a braccio: non si arrivava al 5% della popolazione ndr), come è ovvio per un giovane stato che voglia difendere le proprie identità e la e la propria sicurezza”.il dilemma tra dittatura illuminata (sul modello ateniese di Pisistrato)e repubblica delle banane è, certo, di difficile ed ardua soluzione. Oggi, inoltre, è assodato che il Parlamento raccoglie una congrega di peones che devono schiacciare un bottone, con isolamento degli “idioti” che credono in qualcosa ( per info., chiedere a Gilberto Oneto o/e a Marcello Veneziani).La mia obiezione, però, muove da un altro fronte. Mi preme notare, cioè, che l’applicazione di una sorta di darwinismo storico all’800 italiano tende a sminuire troppi fattori. Il Granduca Pietro Leopoldo di Toscana , prima della Rivoluzione francese, progettò una vera e propria Costituzione, dove si parlava di cittadini e produttori. Lo stato pontificio, chissà, avrebbe avuto in Pellegrino Rossi un riformatore all’avanguardia, se non fosse stato assassinato da mazziniani aut similia (le violenze del 900 nascono nell’ ’800: banale, ma prova a dirlo in un liceo).
    Certamente, la storia non si fa con i se: però, la tassa del macinato, la leva obbligatoria, gli affari della Banca Romana, le imprese di Crispi e i cannoni di Bava Beccaris valevano la candela?
    Cordiali saluti.
    Giuseppe Corsi Firenze

  2. giuseppe corsi scrive:

    POCHE TUSE DALLE MIE PARTI, NEH?

    effettivamente, centocinquantesimo si scrive CL!! che figura! ciao
    ps: la competenza giurisdizionale su Facebook (per es., reato di diffamazione) è esclusivamente quella americana. ecco così servita una nuova trappola informatica. glielo spiegate, per favore, a Max Ferrari ?

  3. CROSSING EXAMINATION scrive:

    UN CONTRADDITTORIO

    destinatario: sito on line de Lo Straniero, di Antonio Socci
    p.c.:
    Sodalitium
    Storia Libera
    Centro Studi Risorgimentali
    Rino Cammilleri.com
    Autonomia Toscana
    c.a. Il Cinghiale Corazzato

    chiedo pubblicazione della presente sulla rivista on line de Il Cinghiale Corazzato, sollecitando il numero più ampio di interventi possibili al fine di creare un dibattito aperto, leale e reale. (nonché sagace, efficace, tenace. Sperem!)

    Egr. Socci,
    come farLe capire le mie inclinazioni? Proviamo così: ritengo fondamentale il Suo testo de “I nuovi perseguitati”; ritengo doveroso appoggiare la Sua battaglia contro il c.d. Testamento biologico; ritengo prezioso il Suo lavoro sulla persecuzione di Don Bosco (fine anni ’80!).
    nonostante sia dato questo “perimetro di gioco”, mi permetto di contestare la Sua seguente dichiarazione:

    “D’altra parte il Regno dei Savoia è sempre stato cattolicissimo.
    Con la restaurazione fu l’unico regno italiano, insieme allo Stato pontificio, ad abolire il Codice napoleonico: “la dinastia sabauda” scrive De Leonardis “aveva dato alla Chiesa cinque beati e vantava titoli di fedeltà al Cattolicesimo che fino al 1848 erano forse superiori a quelli dei Borbone e degli Asburgo; a differenza di questi ultimi i sovrani sabaudi non si erano compromessi con le idee illuministe e massoniche”.
    Sarà l’ultimo re d’Italia infine a donare alla Chiesa la più preziosa delle reliquie: la Sindone.
    Che l’unificazione d’Italia sotto il re sabaudo – con Cavour – abbia preso la forma di un conflitto contro la Chiesa è una di quelle tragedie storiche che probabilmente nessuno volle in maniera deliberata.

    Basti pensare che il Regno sabaudo nel suo Statuto proclamava il Cattolicesimo come sua religione ufficiale.

    E poi c’è anche il cattolicesimo di molti patrioti (come il Pellico) e infine il fatto che lo stesso Pio IX era un entusiastico sostenitore dell’unificazione nazionale (per via federale).”
    Lo Straniero, 13.II.11.

    al giorno d’oggi, esistono ancora fior di tomisti che, difendendo le interconnessioni tra reale, razionale e linguaggio, potrebbero fare a pezzi quanto sto per dire (e, pensando ad una Loro eventuale Consulenza Tecnica d’Ufficio sul punto, già mi tremano le vene e i polsi…………..
    un po’ anacoluto, ma efficace.). Visto ciò, sostengo che la definizione del Cattolicesimo quale religione di stato nel Regno Albertino sia una MERA concessione alla tradizione, SVUOTATA DI OGNI SOSTANZA. Argomento questo assunto:
    giuridicamente, perchè tale riconoscimento non impedì le leggi Siccardi ((spoliazioni varie e soppressione degli Ordini Contemplativi). A tal proposito, specifico che uno statuto ottocentesco ha la forza di legge ordinaria, sempre e comunque riformabile da leggi successive;
    in via analogica, perchè la Costituzione dell’Urss riconosceva la libertà religiosa per tutti (ed infatti s’è visto……………);
    in via subordinata ed alternativa (come aut-aut), qualora sia riconosciuta l’onestà di fondo dello Statuto Albertino nei confronti del Cattolicesimo (ma al momento attuale non ne vedo le prove), continuo a sostenere che tale espressione formale naufragò di fronte ai fatti successivi.
    ( come dite? in questo anche la Repubblica italiana non è messa tanto bene? Beh,………………..)

    cordialità sincera ( sperando sempre in buone notizie su un difficile “Vietnam” che, ahimè, la vede
    impegnato)

    Giuseppe Corsi Firenze, 5.III.11

  4. Scusami, Sara, in fondo era la tua pagina scrive:

    dest: Solinas Steno, c/o il Giornale
    c.a. de Il Cinghiale Corazzato

    egr. Solinas, ne Il giornale del 13.IV Lei usa l’espressione “meticciato” per il caso-Trieste. a mio avviso, è preferibile l’espressione “caso mitteleuropeo”. meticciato-melting pot richiama l’idea di una compenetrazione mal riuscita tra elementi diversi (altro che Toscana settentrionale, meridionale e tirrenica!), con livellamento verso il basso e proscrizione del diverso (riserve indiane e ghetti di Halem, per intenderci). cosa ben diversa è l’esempio dell’impero austriaco, multinazionale, attraversato da rivalità nazionali ma, tutto sommato, rivalutato a distanza (e non solo da sognatori e “santi bevitori” alla Roth!). spero di non essere stato tropppo “arraffazzonato”.
    ps: dalle cronache recenti, non scordiamoci che la Klotz, figlia del “martellatore” della Val Passiria,non definisce il primo marito quale romeno, ma come tedesco della Romania.
    giuseppe corsi fi

  5. errate corrige (Sara, non ridere!) scrive:

    halem= Harlem
    tropppo= ahimè , ma un po’ di astensione dalla tv no, eh?

  6. là fuori, mentre scrivo, stanno festeggiando la rete dell'Italia alle Faer Oer!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! scrive:

    “in mezz’ora tutto era finito. L’ultimo a cadere fu il sottotenente. Sbandando e perdendo sangue e intestini da un orrendo squarcio al ventre, cadde in ginocchio davanti alla trincea nemica, di fronte ad un mitragliere. Il mitragliere era ungherese cattolico, e non gli piaceva dare il colpo di grazia ad un altro cattolico morente, anche se si trattava di un porco italiano. Così il sottotenente ebbe in regalo cinque secondi di vita. L’ultimo suo pensiero fu che gli mancavano ancora due esami alla laurea e che li avrebbe dovuti rimandare per chissà quanto tempo………… poi morì, e con lui morì il I plotone della I compagnia del III battaglione del reggimento. Questo accadeva nel 1917, in una calda giornata d’estate”. Mario Silvestri, Isonzo 1917.

  7. lo Zibaldino scrive:

    8 settembre 1943

    l’armistizio di Cassibile (alla Rai pronunciano Kessibol), firmato a fine agosto, venne reso noto solo l’8.IX. nel frattempo, però, continuavano i bombardamenti.
    alla memoria di vittorio emanuele terzo, che a Brindisi si preoccupava di mantenere anche il titolo di imperatore!

  8. BARBALBERO scrive:

    complimenti per la rivista (anche se i commenti di qualcuno mi sembrano a volte fuori tema……….). sulla vicenda Kosovo ( Kosova è la denominazione albanese), vi invio cose interessanti riguardanti il sig. thaci

    da fisicamente.net
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    KOSOVO: GLI USA E LA UE APPOGGIANO UN PROCESSO POLITICO…
    COLLEGATO AL CRIMINE ORGANIZZATO

    Il Primo Ministro del Kosovo Hashim Thaci fa parte di un sindacato criminale

    DI MICHEL CHOSSUDOVSKY
    Global research

    “I nostri orientamenti sono chiari. La fondazione dello stato del Kosovo, lo sviluppo economico, il benessere economico e sociale e misure rigorose contro la corruzione, il crimine organizzato ed il comportamento cinico, di modo che possiamo avere una migliorata sicurezza ed un Kosovo integrato nelle strutture dell’Unione Europea.”

    Hashim Thaci, presidente del Partito Democratico del Kosovo (PDK), Primo Ministro del governo provvisorio del Kosovo, ex capo del KLA (UCK n.d.r.) e noto criminale

    Il PDK, guidato da Hashim Thaci, ex comandante dell’Esercito di Liberazione del Kosovo, ha preso controllo di molte municipalità dopo la guerra. Il partito ha stretti collegamenti con il crimine organizzato nella provincia. (The Observer, 29 ottobre 2000)

    Thaci, soprannominato “il serpente” durante i suoi giorni del KLA, è un ex comandante ribelle ben vestito di 32 anni con scarse capacità oratorie, collegamenti con il crimine organizzato ed una determinazione a preservare i rapporti tra il suo partito e gli Stati Uniti (The Scotsman, 20 ottobre 2000)

    “So riconoscere un terrorista quando ne vedo uno e questi sono terroristi”, Inviato Speciale ed Ambasciatore degli USA Robert Gelbard

    Hashim Thaci ha fondato il “Gruppo-Drenica”, un’organizzazione clandestina che si stima abbia controllato tra il 10% ed il 15% di tutte le attività criminali in Kosovo (contrabbando di armi, automobili rubate, petrolio, sigarette e prostituzione). Wikipedia The Free Encyclopedia

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    Gli USA, la UE e l’ONU sostengono un governo del Kosovo diretto da un noto criminale, il Primo Ministro Hashim Thaci.

    La posizione di Primo Ministro è stata creata dalle cosiddette Istituzioni Provvisorie di Autogoverno (PISG) costituite dalla Missione di Amministrazione ad Interim delle Nazioni Unite in Kosovo (UNMIK). Sotto il mandato dell’ONU, lo scopo del governo provvisorio è di fornire ‘autogoverno democratico, provvisorio’ in anticipo rispetto ad una decisione sullo status politico del Kosovo. Quello che ciò significa è che le Nazioni Unite hanno non soltanto preparato le condizioni per un governo del Kosovo “Indipendente” in violazione del diritto internazionale, hanno pure installato un governo del Kosovo integrato da membri di un sindacato criminale. Tutti e tre i primi ministri del Kosovo, Ramush Haradinaj, Agim Ceku e Hashim Thaci sono criminali di guerra.

    Il Partito Democratico del Kosovo diretto dall’ex comandante del KLA Hashim Thaci è essenzialmente uno sviluppo dell’ex Esercito di Liberazione del Kosovo.

    Il sostegno coperto di USA e NATO al KLA risale a metà degli anni ’90. Nell’anno precedente al bombardamento della Jugoslavia del 1999, il KLA era appoggiato del tutto apertamente dall’amministrazione Clinton.

    Il leader del KLA Hashim Thaci era un protetto di Madeleine Albright. E’ stato scelto dalla Albright per giocare un ruolo chiave per conto di Washington ai negoziati di Rambouillet del 1998.

    I collegamenti del KLA al crimine organizzato sono stati documentati dall’Interpol e dal Congresso USA. In un articolo pubblicato nel maggio del 1999 il Washington Times descrive il KLA ed i suoi legami all’amministrazione Clinton come segue:

    Alcuni membri dell’Esercito di Liberazione del Kosovo [guidato dall'attuale Primo Ministro del Kosovo Hashim Thaci], che ha finanziato il suo sforzo bellico attraverso la vendita di eroina, sono stati addestrati in campi terroristi diretti dal fuggitivo internazionale Osama bin Laden — che è anche ricercato per gli attentati del 1998 a due ambasciate degli USA in Africa nei quali rimasero uccise 224 persone, inclusi 12 americani.

    Secondo rapporti dell’intelligence ottenuti di recente, i membri del KLA, adottati dall’amministrazione Clinton nei 41 giorni della campagna di bombardamenti della NATO per portare al tavolo delle trattative il Presidente jugoslavo Slobodan Milosevic, sono stati addestrati in campi segreti in Afghanistan, Bosnia-Herzegovina ed altrove.

    I rapporti dimostrano anche che il KLA ha arruolato terroristi islamici — membri dei Mujahideen — come soldati nel suo continuo conflitto contro la Serbia e che molti sono già stati portati di nascosto in Kosovo per unirsi alla lotta. ….

    I rapporti dell’intelligence documentano quello che viene descritto come un “collegamento” tra bin Laden, il milionario fuggitivo saudita, ed il KLA — compresa un’area comune di organizzazione a Tropoje, Albania, un centro per terroristi islamici. I rapporti dicono che l’organizzazione di bin Laden, nota come al-Qaeda, ha addestrato e sostenuto finanziariamente il KLA. (Washington Times, 4 maggio 1999, v. articolo completo qui sotto)

    In una cronaca del 14 agosto 2000, il Christian Science Monitor descrive la rete criminale controllata da Thaci:

    La polizia dell’ONU sospetta che gran parte delle violenze ed intimidazioni sono provenute da ex membri del KLA, specialmente da quelli alleati con Hashim Thaci, l’ex leader del KLA e capo del Partito Democratico del Kosovo, una delle diramazioni politiche del KLA.

    In un recente episodio, il negozio di un attivista dell’LDK nel villaggio natio di Thaci è stato colpito da raffiche di armi automatiche – il secondo di simili attacchi da novembre.

    Il partito di Thaci nelle elezioni ha potenzialmente molto da perdere, che sono solamente uffici municipali. Dopo che l’anno scorso le forze serbe si sono ritirate, il KLA ha occupato municipi ed istituzioni pubbliche da una parte all’altra del Kosovo ed impiantato il suo governo provinciale.

    Sebbene l’ONU abbia gradualmente imposto la sua autorità e collocato nel governo locale dei rappresentanti di altri gruppi politici, in luoghi come Srbica gli ex membri del KLA affiliati al partito di Thaci esercitano ancora l’effettivo completo controllo.

    “Questi tipi non lasceranno il potere così facilmente”, dice Dardan Gashi, un analista politico dell’International Crisis Group, una organizzazione di ricerca basata negli USA con un ufficio a Pristina.

    La polizia dell’ONU sospetta anche che in alcune delle violenze sia coinvolto il crimine organizzato. Dice che i gruppi criminali impegnati nelle estorsioni, nel contrabbando e nella prostituzione contano su stretti collegamenti con alcune persone al potere. La prospettiva di perdere questi legami – ed il reddito che producono – li rende maldisposti verso l’LDK.

    I funzionari dicono che il problema è peggiore nella regione di Drenica del Kosovo, il centro del KLA e roccaforte del partito di Thaci. Srbica, dove Koci è il locale presidente dell’LDK, è una delle principali città a Drenica. (enfasi aggiunta)

    La Heritage Foundation: sostegno del KLA-KDP, nonostante i suoi collegamenti criminali

    In un rapporto del maggio 1999, la Heritage Foundation riconosce che il KLA è un’organizzazione criminale. Nondimeno ha richiesto che dall’amministrazione Clinton dovrebbe essere fornito appoggio al KLA:

    Gli USA dovrebbero imbrigliare il potenziale militare del KLA contro il brutale regime di Milosevic, nonostante le singolari radici ideologiche del KLA e gli evidenti legami con il crimine organizzato? … Il KLA non rappresenta tutti i gruppi che perseguono la fine della brutale campagna di Milosevic ed è noto che abbia commesso alcune atrocità, è la forza più significativa che resiste all’aggressione jugoslava all’interno del Kosovo. Inoltre, la scala e la portata dei suoi crimini sono stati resi insignificanti dalla sistematica campagna di terrore scatenata dai militari, paramilitari e forze di polizia jugoslavi in Kosovo. Il che Washington ha costantemente fatto dalla guerra del 1999. (Rapporto Heritage Foundation, 13 maggio 1999)

    Respingere il KLA ora priverebbe gli Stati Uniti dei benefici di cooperare con una forza di resistenza che è in grado di incrementare la pressione su Milosevic per negoziare un accordo (Ibid)

    La Heritage Foundation appoggia il Partito Democratico del Kosovo (KDP) che è integrato degli ex membri del KLA.

    Il KDP ha mantenuto i suoi collegamenti con il crimine organizzato. Questa posizione riassume ampiamente l’atteggiamento della “comunità internazionale” in relazione al Kosovo. Più di recente, la Heritage Foundation, che gioca un ruolo dietro le scene nella formulazione della politica estera degli USA, sta spingendo per l’”Indipendenza” del Kosovo.

    Le prove confermano ampiamente che il primo ministro del Kosovo non ha mai interrotto i suoi collegamenti al crimine organizzato.

    Un noto criminale viene protetto dalle Nazioni Unite: fu arrestato a Budapest nel luglio del 2003 dietro un mandato dell’Interpol e fu rilasciato immediatamente, in seguito ad una richiesta della Missione ONU in Kosovo (UNMIK). Questo non è un caso isolato. Vi sono prove che la Missione ONU e la sua forza di polizia internazionale hanno protetto l’ex KLA, che, come conseguenza del bombardamento della NATO del 1999, fu rietichettato il Corpo di Protezione del Kosovo (KPC) sotto un formale mandato dell’ONU.

    Secondo il Ministro della Giustizia serbo Vladan Batic, “l’accusa al tribunale per i crimini di guerra dell’Aia possiede più di 40.000 pagine di prove contro il capo dell’ex Esercito di Liberazione del Kosovo Hashim Thaci” (citato da Radio B92, Belgrado, 3 luglio 2003).

    Nell’aprile del 2000, il Segretario di Stato USA Madeleine Albright “ordinò al procuratore capo dell’Aia Carla del Ponte di omettere Hashim Thaci dalla lista dei sospetti per crimini di guerra” (Tanjug, 6 maggio 2000). In seguito Carla del Ponte affermò che non vi erano prove sufficienti per incriminare Thaci per crimini di guerra. .

    Più genericamente, la Missione ONU ha agito come un complice nel proteggere un sindacato criminale.

    Nel novembre del 2003, vennero avviati a Belgrado i procedimenti penali contro diversi ex comandanti del KLA. Questi includevano Hashim Thaci, Agim Ceku e Ramush Haradinaj. Entrambe i nomi di Haradinaj e Ceku sono nelle liste dell’Interpol.

    Agim Ceku

    Agim Ceku è noto per avere commesso crimini di guerra su vasta scala nella regione della Krajina in Croazia a metà degli anni ’90 riguardanti il massacro e la pulizia etnica della popolazione serba. Era un ex brigadiere generale dell’esercito croato ed un pianificatore importante dell’Operazione Tempesta, che portò all’espulsione di diverse centinaia di migliaia di serbi dalla regione croata della Krajina. Nel 1999 venne nominato Comandante del KLA, con l’approvazione degli USA e della NATO. In seguito fu nominato Comandante del Corpo di Protezione del Kosovo (KPC) sponsorizzato dall’ONU (nel libro paga dell’ONU) e nel 2006 divenne Primo Ministro. In Kosovo ha continuato ad avere collegamenti con i sindacati del crimine organizzato. Secondo un articolo del London Observer, il KPC, che era comandato da Ceku, è stato coinvolto in atti di tortura come pure di protezione della prostituzione in Kosovo. (14 marzo 2000, Atlanta Journal-Constitution)

    I media occidentali: la disinformazione riguardo alla natura del governo del Kosovo

    Il governo del Kosovo è legato ai sindacati del crimine organizzato coinvolti nel traffico di narcotici e di esseri umani.

    Il fatto che tutti e tre i primi ministri del Kosovo, Ramush Haradinaj, Agim Ceku e Hashim Thaci siano dei criminali di guerra non è stato ammesso nei resoconti giornalistici recenti riguardanti l’indipendenza del Kosovo.

    La UE e gli USA sostengono la criminalizzazione della politica del Kosovo.

    Portiamo all’attenzione dei nostri lettori due articoli pubblicati nel Washington Times.

    Il primo articolo è stato pubblicato nel maggio del 1999 e descrive il KLA come un’organizzazione criminale. Il secondo articolo, pubblicato nel febbraio del 2008, evidenzia il ruolo del Primo Ministro Hashim Thaci, un “ex criminale”, nel processo per l’indipendenza del Kosovo.

    Versione originale:
    Fonte: http://www.globalresearch.ca/
    Link: http://www.globalresearch.ca/index.php?context=va&aid=8055

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    http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=4304

    UNA STORIA VIGLIACCA

    Lunedi 18 Febbraio 2008

    DI CARLO BERTANI

    “Abbiamo imparato a portare le giarrettiere, a scrivere intelligenti articoli progressisti, a fare il caffé e la cioccolata Milka. Ma quando si tratta di affrontare seriamente il problema della convivenza di poche tribù in una fertile penisola dell’Europa, non sappiamo escogitare altro metodo che il reciproco sterminio su scala di massa.”

    Lev Trotsky, corrispondente per la Kievskaja Mysl nel Kosovo, durante le guerre balcaniche del 1912-13.

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    E così siamo giunti all’epilogo: il Kosovo è diventato Kosova. Questi sono i “grandi temi” ai quali si applica la politica internazionale, gli obiettivi, i principi. Da oggi in poi, signori miei, ciascuno di noi potrà proclamare l’indipendenza di ciò che gli pare: non sarà più necessario concordare nulla, né avere l’assenso dell’unica organizzazione che (eventualmente) potrebbe sancirla, ovvero l’ONU. Ah, dimenticavo: procuratevi prima l’assenso del Segretario di Stato USA e della NATO. Quello europeo non serve, basterà – eventualmente – un’autocertificazione convalidata dal vostro segretario comunale (in procinto di diventare, probabilmente, Ministro dell’Interno).
    All’occorrenza, potrete scaricare dal Web un fac-simile di quelli “milleusi”, nel quale dovrete sostituire le parole “residente nel comune di Pippolandia, Repubblica Italiana”, con “Repubblica di Pippolandia”. Siete a posto: fatto. Perché, sotto l’aspetto del diritto internazionale, questa è stata l’indipendenza del Kosovo.

    Fra i tanti commenti che sono apparsi, nessuno ha citato il fatto che l’UE non è stata in grado di formulare un giudizio e d’avere una posizione univoca: avanti uniti, in ordine sparso. L’Italia – per non venir meno alla tradizionale “decantazione” prima di prendere decisioni importanti (si pensi alle due guerre mondiali…) – attende, per bocca del suo Ministro degli Esteri, che i partner europei “si pronuncino”.

    “L’Italia è quindi pronta a riconoscere l’indipendenza del Kosovo, ma intende farlo assieme a Francia, Germania e Gran Bretagna e “senza strappi” con gli altri Paesi dell’UE.” Afferma una non dichiarata “fonte diplomatica” all’ANSA il 17 Febbraio, “perché Cipro, Spagna, Grecia, Bulgaria, Romania e Slovacchia sono fortemente critici sul nuovo status di Pristina.”

    Notiamo che, a parte la Spagna – che in politica estera non è proprio il due di coppe – degli stati balcanici aderenti all’UE l’unica a pronunciarsi favorevolmente è stata la Slovenia. Che si trova a mille chilometri da Pristina.
    Perché l’ostracismo delle repubbliche balcaniche?

    L’ANSA brilla spesso per essere così “neutra” da diventare la semplice cassa di risonanza del Governo al potere, ma stavolta non s’è accorta di contraddirsi platealmente. Massimo D’Alema definisce “ineluttabile” l’indipendenza del Kosovo – dimenticando che fu proprio lui uno degli artefici di questa “ineluttabilità”, quando inviò i cacciabombardieri italiani AMX a bombardare la Serbia – e incassa la solidarietà di Fini, il quale dichiara:

    “In una politica che divide, su questa questione quello che ha fatto D’Alema è sostanzialmente anche da me condiviso. Proprio perché D’Alema si è mosso sulla scia di una precedente posizione assunta dal governo di centrodestra.”

    E, questo, la dice lunga sulle grandi “novità” dell’orizzonte politico italiano.
    Purtroppo per lor signori, c’è una voce fuori del coro ed è quella del generale Fabio Mini, che comandò la forza NATO in Kosovo nel 2002 e nel 2003, il quale esprime ben altro giudizio.
    Attenzione: qui non parla uno dei tanti sproloquiatori a vanvera del teatrino politico italiano, qui parla una persona che ben conosce la situazione.
    Al Corriere della Sera, il generale Mini dichiara (e riporta l’ANSA):

    “Il Kosovo indipendente serve solo ai clan che lo potranno utilizzare per le loro spregiudicate operazioni finanziarie, un “porto franco” che consentirà di farne la base di nuove banche per il denaro dell’Est perché “Montecarlo, Cipro, Madeira non sono più affidabili.”

    In sostanza, mentre Montecarlo, Cipro, Madeira ed altre realtà sono espressamente dedicate al traffico internazionale occulto d’alto bordo, serve un luogo dove far crescere e prosperare la “piccola e media impresa” criminale, un posto dove anche chi può permettersi poco – magari solo la vendita di qualche carico d’armi in Africa, o un po’ di eroina dal nuovo Afghanistan “purificato” da USA e UE dai Talebani (che avevano fortemente represso la coltivazione dell’oppio) – potrà trovare banche accoglienti, finanziamenti discreti, amene località a basso costo per “fare impresa”.
    Per preparare un simile “terreno di coltura”, però, è necessario tanto duro lavoro e gente volenterosa: si sa, fare l’imprenditore è un mestiere rischioso.
    Per prima cosa era necessario togliere di mezzo i serbi – che hanno le loro responsabilità in quei luoghi, come tutti ne hanno nei Balcani – ed a questo pensarono le 19 aviazioni riunite del IV Reich, nel 1999. Poi, c’erano dei fastidiosi strascichi da regolare… piccoli particolari, inezie…

    Una era la presenza dei ROM, che vivevano – stanziali – da secoli in quelle terre. Quelli che lamentano la presenza dei ROM in Europa – penosa e criminale l’affermazione di Berlusconi, che ha promesso “tolleranza zero” per i ROM, soprattutto se riflettiamo che l’uomo si candida a governare uno dei più importanti stati del pianeta – dovrebbero conoscere un po’ meglio la storia di quel popolo, prima d’abbandonarsi alla voce delle viscere.
    Per prima cosa, i ROM dovrebbero godere della stessa attenzione ampiamente riconosciuta agli ebrei per la Shoà: purtroppo, i ROM non hanno banche che finanziano Yad Yashem per fare ricerche sull’Olocausto. Così, a Tel Aviv, si è pensato che era meglio fare di tutta l’erba un fascio: chi è morto nella Shoà? Gli ebrei. Non sappiamo quanti ROM finirono “su per il camino”, ma tanti sopravvissuti (di molte etnie e nazioni) raccontano quella che fu la loro triste odissea: razziati dagli italo-tedeschi (sì, anche dagli italiani, più i fascisti croati) finirono nei vagoni piombati per la Germania, magari dopo una “sosta” alla Risiera di Trieste. E’ difficile fornire cifre attendibili al riguardo, poiché anche l’ultimo censimento statale jugoslavo ne contava approssimativamente 2 milioni, definendoli “jugoslavi”, perché non si sapeva quale nazionalità (serbi, croati, ecc.) attribuire loro.
    Al termine della Seconda Guerra Mondiale, nessuno si prese la briga di risarcire in nessun modo un popolo che aveva subito la brutalità nazista al pari degli ebrei. I soliti due pesi e due misure.
    Finirono per essere un “problema interno” jugoslavo, e moltissimi ROM divennero stanziali proprio in Kosovo, principalmente a Pristina, Kosovo Polje, Tavnik, Podujevo, Djakova…

    Per raccontare la storia dei ROM in quella terribile estate del 1999 – quando, terminate le ostilità, in Italia si discuteva delle elezioni europee, oppure s’andava semplicemente al mare – è importantissimo un documento pubblicato sul Web da Roberto Giammanco e da Theo Fründt, dal titolo “Storia di Reska”, che troverete all’indirizzo http:www.kelebekler.com .
    Roberto Giammanco è fine giornalista, uno dei tanti che scrivono benissimo (ve ne accorgerete da soli, se leggerete quelle pagine) e che non trovano – ovviamente – “grande accoglienza” nell’editoria di regime. Ancora più sconvolgente la vicenda di Theo Fründt, che è un esperto d’aiuti umanitari ed era stato inviato dal suo governo per soccorrere i profughi albanesi.
    Quando Fründt s’accorse che i più perseguitati erano invece i ROM, ne informò Berlino, la quale rispose che “il loro dramma non era politicamente interessante”.

    Solo per ricordare brevemente il dramma dei ROM, bisogna sapere che – all’arrivo dei guerriglieri dell’UCK a Kosovska Mitrovica, a Graçanica, etc. – i comandanti albanesi avevano già le cartine delle città, dove erano indicate con precisione le varie etnie, casa per casa.
    Semplicemente, diedero poche ore di tempo alla popolazione ROM per lasciare le case, altrimenti li avrebbero bruciati insieme ad esse. Sorte che toccò, a Mitrovica, ad Aziz Azemi – vecchio e zoppo imam della tekké (santuario) locale – che bruciò vivo nell’incendio delle 1.600 case non albanesi della città. Questa fu la pulizia etnica che avvenne in quella malsana estate, mentre D’Alema guidava il governo italiano e si scoprivano i mille rivoli di corruzione e di malaffare, compresi i traffici con la malavita albanese, che avevano intriso di veleno la “Missione Arcobaleno”.
    Questa premessa era necessaria per comprendere le affermazioni del gen. Mini che, altrimenti, potrebbero essere travisate come uno sfogo personale per chissà quali motivi. Che sono, invece, ben fondate storicamente.

    Per ottenere quella base per traffici d’ogni tipo, la vecchia dirigenza albanese di Ibrahim Rugova era troppo inaffidabile: era gente che desiderava sì l’indipendenza del Kosovo, ma in un quadro di condivisione con i serbi.
    Ecco allora che sale al cielo la “stella” di Hashim Thaci, il comandante militare che diventa referente politico per gli USA e per alcuni paesi dell’UE (Italia compresa).
    A dire il vero, si trattò di un’ascesa prevedibile e scontata, giacché lo stesso Thaci era stato il referente presso i clan albanesi di William Burns – inviato di Clinton in Albania per rassicurare i clan skipetari, per assicurare loro l’invio di armi e denaro, cosa che avvenne anche grazie all’invio diretto dall’Italia (in un carico della Caritas che, probabilmente, era all’oscuro di tutto, furono scoperti cannoni anticarro smontati) – e tanto lavoro “diplomatico” è stato oggi premiato.
    Ascoltiamo cosa racconta il gen. Mini sulla nuova “dirigenza” albanese del “Kosova”:

    “E’ il mandante di almeno 28 assassinati del partito di Rugova. Uno che, come molti capi dell’UCK, non ha mai spiegato la fine di un migliaio di rom, serbi e albanesi accusati di collaborazionismo, desaparecidos negli anni del primo dopoguerra”.

    Mini non cita apertamente Thaci (almeno, così parrebbe all’ANSA), ma un “presidente” è responsabile comunque dell’operato dei suoi Gauleiter.
    La contrarietà di Mini è a tutto campo:

    “Questi processi non si risolvono in pochi anni, e non si affidano a chi ha partecipato allo sfascio. Ci si rende conto che all’Aja non testimonierà più nessuno contro gente che comanda uno Stato?”

    Certo, questa è la precisa volontà italo-britannica-franco-tedesco-statunitense, ovvero i soliti due pesi e due misure: Karadzic e Mladic devono essere processati all’Aja, Thaci, diventa invece presidente.

    Il gen. Mini mostra poi ampie doti di giurista e diplomatico:

    “Questa proclamazione fa saltare il diritto internazionale fondato sulla sovranità degli Stati. Uno scempio voluto dagli USA, che in questo diritto non credono e l’hanno dimostrato in Iraq. Sotto quest’aspetto, il Kosovo è l’altra faccia dell’Iraq.”

    Riflettiamo che queste dichiarazioni non giungono da un Hugo Chavez oppure dall’Iran: sono l’espressione di un generale del nostro Esercito – finalmente qualcuno che ne ravviva l’onore con il coraggio, non solo con la triste conta dei morti – di un alto ufficiale italiano che ha comandato la forza NATO per due anni in Kosovo!
    Pronto? Berlusconi, Fini, Veltroni, D’Alema, Casini, Diliberto? Come? Non vedo non sento e non parlo?

    Ecco la contrarietà degli stati balcanici: signori, perché venite ad aprire il supermercato del crimine internazionale proprio sulla nostra porta di casa?

    Fa parte del gioco, adesso, affermare che Serbia e Russia s’opporranno drasticamente. Sarà molto difficile farlo, perché non esiste nessun documento sul quale votare all’ONU! L’indipendenza del Kosovo sarà sancita da una semplice presa d’atto, proprio come un’autocertificazione.
    Suggerirei ai sardi, corsi, nord-irlandesi, baschi, altoatesini, bretoni…ed a tutti coloro che voglio rendersi indipendenti, di firmare finalmente la benedetta autocertificazione – come ha fatto Pristina – e risolvere così i loro problemi.

    Fuori della satira, i veri rischi che si corrono nei Balcani non sono oggi in Kosovo, bensì in Bosnia. Chi conosce la Jugoslavia, so già che assentirà, pensoso.
    Di tutte le repubbliche ex-jugoslave, l’unica che non ha mai superato lo choc della guerra è la Bosnia. Rimangono sì altri problemi, strascichi… basti pensare che la Croazia, tuttora, rivendica l’aeroporto di Portroz (Portorose), che è in territorio sloveno, al confine.
    Niente, però, che s’avvicini alla tragica inconsistenza politica bosniaca: il Ministero degli Esteri italiano – in una scala da 1 a 7 – assegna alla Bosnia un “7” per quanto riguarda l’affidabilità degli investimenti stranieri. Una nazione nella quale la moneta è rimasta il marco, “Marka convertible”, come al tempo della guerra.
    La Bosnia è la vera polveriera della Jugoslavia, perché dalla separazione dall’Impero Ottomano – nel 1878, poi divenuta formale nel 1908 – non ha mai trovato equilibrio.
    Grande “ventre” della Jugoslavia (basta osservare una cartina per rendersene conto) sopravvive politicamente con presidenze “a rotazione”: un ortodosso, un cristiano, un musulmano.
    Viaggiando per la Bosnia musulmana, ci si rende conto che il tempo si è fermato con la fine della guerra, forse ancora prima, con la morte di Tito.
    Nessuno sa come risolvere l’enigma, perché sullo stesso territorio convivono due repubbliche serbe (al nord ed al sud), mentre su una parte dell’Erzegovina ci sono tuttora rivendicazioni croate.
    Niente di più facile, da parte di chi vorrà approfittare dell’indipendenza “on demand” del Kosovo, per accendere nuove micce: magari sacrosante, oppure truffaldine, in una terra dove il tanto vituperato Illuminismo non ha mai attecchito, dove ci si riconosce principalmente su base religiosa ed etnica.
    Qualcosa Tito aveva cercato di fare per superare le mille divisioni interne: fu forse troppo poco? Sarebbe lungo affrontare un simile argomento, e ci vorrebbero ben altri spazi (e la pazienza dei lettori).

    Tentai, però, nel 2000, di raccontare davvero cos’era successo fra le montagne del Kosovo, d’andare oltre le mille bugie raccontate mostrando sempre e soltanto il posto di frontiera di Morini. Ne nacque un libro, che intitolai “Kosovo e dintorni: la verità addomesticata”, che presentai a numerose case editrici. In quelle pagine, c’erano già i prodromi per raccontare l’oggi, questo oggi da operetta tragicomica.
    Nessuno volle pubblicarlo: un altro punto d’onore per l’editoria italiana. Avanti coi carri, ed ogni carro ci porterà sempre la solita carrata di bugie.

    Carlo Bertani
    articoli@carlobertani.it
    http://www.carlobertani.it
    http://carlobertani.blogspot.com/
    18.02.08

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  9. pulizia etnica nella Grande Guerra scrive:

    Sappada è un comune alpino del Bellunese, con popolazione germanofona: i c.d. Cimbri. Con il nuovo fronte sul Piave, i Cimbri furono deportati ad Arezzo, ove rimasero fino al 1919 presso tenute agricole causa sospetto di austriafilia.

  10. da Il giornale scrive:

    Don Michele Capastorta, santo capovolto
    di Marcello Veneziani – 09.11.11
    L’ arresto di Michele Zagaria è stato commentato con due celebrazioni e una condanna: la vittoria dello Stato, l’apoteosi di Saviano e la deplorazione del paese Casapesenna che tifava per il boss.Scusate, ma vi è sfuggito l’elemento essenziale: la vita santa di Don Miché.
    Voi pensate che quest’uomo ricchissimo e potentissimo, che aveva ai suoi piedi aziende, città e guaglioni, ha vissuto per sedici anni sottoterra. Sì, accessoriato e servito, in un bunker hi-tech. Si è tumulato in una cripta, come i santi, ha rinunciato a tutto, al sole, al vento e alla vita, ad avere moglie e figli. Ha vissuto nella tomba solo di una Famiglia, la cosca, come se fosse un ordine di monaci in clausura. Non era meglio vivere da poverocristo a mille euro al mese?

    Eroico e santo, martire dei suoi stessi crimini, leggeva i libri che narravano le sue gesta, quelli del magistrato Cantore e di Saviano, più un’antistoria borbonica del Sud di Gigi di Fiore e l’agiografia di Steve Jobs, teologo del Mac. Ha rinunciato alla vita per nutrire la sua leggenda, si è sacrificato al Dio Guappo. Il massimo del potere nel massimo dell’impotenza. Ha vissuto peggio di Saviano.

    Non trovate in tutto questo un percorso ascetico di fede devota? Lo ha capito il suo parroco che lo ha definito un fedele come gli altri. No, avrebbe dovuto dire: più degli altri. Ora in carcere avrà almeno un’ora d’aria, vedrà più gente, sarà più libero e sereno.
    Meritato riposo dopo una vita di sacrifici. Santo capovolto perché non scelse la diritta via ma quella storta, come la sua capa.

  11. ruma ruma cignale scrive:

    sulle devastazioni in Kossovo: http://www.ratsko.rs

  12. barbalbero scrive:

    NATO Killed 700 Serbian Kids And Yet No One Went To Jail
    http://www.ambassador-serbia.com

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