Eroi d’Europa: Monsignor Umberto Benigni
Umberto Benigni nasce a Perugia il 30 marzo 1862, sacerdote nel 1884, cresce e si forma intellettualmente sotto il pontificato di Leone XIII Pecci, e pubblica sin da ragazzo piccoli opuscoli di erudizione storica. Dal 1887 al 1892 dirige il giornale diocesano di Perugia, il “Piccolo monitore”, poi “Monitore Umbro”, distinguendosi come penna ferocemente intransigente nei confronti dell’italietta postunitaria e dei suoi principali fautori politici. Già da allora si intravedono le principali linee direttrici della sua azione culturale: intransigenza antiunitaria, fedeltà al Papato, lotta contro liberalismo, socialismo, massoneria internazionale e suoi mandanti, lotta contro i cattolici liberali e conciliatoristi, veri infiltrati della “Setta” nel campo di Dio. Sulla scorta degli studi e dell’attività del Drumont, dello Stocker e del Lueger ma che dei padri gesuiti Rondina e Oreglia di Santo Stefano, ha sin da subito una posizione chiara sulla “Questione ebraica”in Europa. Nel 1892 fonda e dirige sino al 1903 (pur con varie trasformazioni) la Rassegna Sociale di Perugia ma ormai la sua fama di studioso e polemista si accresce.
Viene allora chiamato nel 1893 come redattore capo de “L’eco d’Italia” di Genova sino al luglio 1895. In quel momento per il giovane Benigni si aprono le porte della Biblioteca Vaticana dove funge per un po’ da bibliotecario. Mandato per alcuni anni a Berlino si perfeziona ulteriormente negli studi storici. Qui infatti, nel 1898, pubblica la sua prima opera importante in tedesco: la confutazione serrata di uno scritto dell’accademico prussiano Nau contro la politica agraria dei Papi e della Curia.
Tornato a Roma diventa redattore e poi direttore dell’importante giornale papalino “La voce della Verità”dall’ottobre 1900 sino all’agosto 1904. Concomitantemente all’impegno pubblicistico, insegna storia ecclesiastica al Pontificio Seminario Romano, poi al Collegio Urbano di Propaganda Fide, poi al Seminario Vaticano e infine dal 1909 “Storia ecclesiastica e stile diplomatico” all’Accademia dei Nobili ecclesiastici. Cessata la pubblicazione della “Rassegna sociale di Perugia”, pubblica una nuova rivista la “Miscellanea di Storia Ecclesiastica” che negli anni successivi cambia più volte denominazione. Nel 1907 Benigni la chiuderà, iniziando la pubblicazione a volumi di una monumentale “Storia sociale della Chiesa”(interrotta con la sua morte nel 1934). Anche dal punto di vista curiale il Benigni progredisce: il 28 novembre del 1902 un anzianissimo Leone XIII lo nomina membro della commissione storico liturgica. Sotto il pontificato di san Pio X, nel 1904 diventa Minutante preso la Congregazione de Propaganda Fide del cardinal Gotti, poi Sottosegretario per la Congregazione degli affari ecclesiastici straordinari dal 1906 al marzo 1911.
Proprio in questo importantissimo incarico, quinto in grado nella Segreteria di Stato, Monsignor Benigni si trova a dover far fronte alla tempesta del Modernismo. Proprio nel modernismo, e in pieno sintonia col magistero di San Pio X, egli intravede chiaramente la sintesi assoluta e perfetta di tutte le eresie anticristiane e antisociali del passato, l’orrida sentina dove si raccolgono e si compattano tutte le forze ostili all’Autorità divina, alla Tradizione e all’Ordine sociale, pronte per infiltrarsi e per diffondere ognidove il proprio contagio intellettuale e morale. Contro questo nemico “brutale o ipocrita, ma sempre implacabile”, per usare le parole stesse del Benigni, egli impegnerà tutto se stesso, fondando varie agenze stampa antimodernistiche come la “Corrispondenza di Roma” nel 1907, poi l’Agenzia internazionale Roma nel 1912, tutte con bollettini plurilingue, favorendo e appoggiando poi la formazione e la diffusione di stampa periodica e quotidiana antimodernistica. Possiamo citare La Vigie in Francia, la Correspondance Catholique in Belgio, la Mys Katolycka in Polonia e indirettamente la vicentina Riscossa dei fratelli monsignori Scotton, la Liguria del popolo di don Boccardo, la Critique du Liberalisme di Don Barbier.
Fonda anche il Sodalitium Pianum (o Lega di San Pio V), una pia unione di sacerdoti, religiosi e laici cattolici integrali, diffusa in vari stati europei e legata alle direttive papali, ovvero una specie di rete internazionale riservata di controllo delle attività ereticali dei modernisti e dei loro sostenitori (anche con scaltre modalità di controspionaggio e trasmissione di informazioni attraverso cifrari). Il tutto per poter monitorare maggiormente l’attività dei gruppi modernistici, raccogliere il maggior numero di informazioni da trasmettere alle congregazioni romane e organizzare forti contrattacchi a livello pubblicistico e culturale. Si trattava di un progetto entusiasmante ed ambizioso (forse troppo) e che ovviamente scatenò violentissime critiche da parte dei governi massonici europei e da quella parte del mondo cattolico, o già infetta, a vario titolo, dalla lue modernistica, o (peggio) ostinatamente e a volte ridicolmente cieca di fronte al pericolo, sul modello del Don Ferrante manzoniano.
Nel frattempo, per potersi dedicare con maggiore impegno a queste operazioni, Benigni lascia il suo incarico alla Segreteria di Stato e San Pio X, per premiare il suo zelo, crea ex nihilo la carica di ottavo Protonotario Apostolico Partecipante. Lo stesso Papa invia al Sodalitium Pianum messaggi di benedizione e incoraggiamento in quegli anni e Monsignor Benigni mantiene un intenso carteggio col Cardinal De Lai della Congregazione concistoriale per il riconoscimento ecclesiale dell’associazione. Purtroppo la morte di San Pio X sopraggiunta nell’agosto del 1914 vanificava tutte queste trattative. Il pontificato di Benedetto XV, meno incline a percepire la gravità del pericolo modernistico, la terribile bufera della “Grande guerra”, le sempre maggiori calunnie sparse da ambienti cattolici liberali e modernizzanti, rendevano praticamente impossibile l’attività del Sodalitium Pianum che, su richiesta del Cardinal Sbarretti, veniva ufficialmente sciolto da Monsignor Benigni il 25 novembre 1921.
Pur se ormai da privato, egli continua con vigore la sua attività contro le tre grandi internazionali (la verde, quella massonica, la rossa, quella socialcomunista, la bianca, quella democristiana e liberale), non senza risparmiare attacchi ai nazionalismi pagani “invasati da nietzschismo etnico”. Nel 1923 fonda una nuova agenzia stampa, l’Urbs, pubblicando articoli sempre acuti e sferzanti sui bollettini periodici ad essa annessa, oltre che sulla rivista toscana “Fede e Ragione” diretta da Don Paolo De Toth.
Negli ultimi anni della sua vita, egli, oramai isolato, pensava forse (o meglio si illudeva) di poter utilizzare alcuni fascismi europei in chiave antidemocristiana e antimassonica. Monsignor Benigni muore il 26 febbraio 1934 a Roma, vero “cattolico integrale”, uomo di cultura e uomo d’azione che seppe leggere i “segni dei tempi” senza purtroppo avere forze e mezzi sufficienti per porvi rimedio.
Guelfo delle Bande Nere
bibliografia
Monsignor Umberto Benigni “Arabia Primitiva” (Perugia 1885)
Idem “L’Africa biblica:Saggio storico del periodo egiziano dell’Africa biblica”, Perugia, Cantucci, 1887
Idem “Prolegomeni di storia ecclesiastica” (Siena 1892)
Idem “Compendio di sociologia cattolica”,Genova, Fassicomo,1895
Idem “L’Economia sociale cristiana avanti Costantino, la dottrina, le eresie”,Genova, Fassicomo e Scotti, 1897
Idem “Die Getreidepolitik der Päpste”,Berlino, Issleib, 1898
Idem “Historiae ecclesiasticae Prolegomeni” (Siena 1900: seconda edizione)
Idem “Historiae ecclesiasticae propedeutica” (I volume Roma 1902; II:volume Roma 1905)
Edizione completa Roma 1916)
Idem “Historiae ecclesiasticae Repertorium” (Roma 1902)
Idem “Storia sociale della chiesa.”, 7 volumi, Vallardi, Milano,1907-1933
Idem “Manuale di stile diplomatico: specialmente ad uso del servizio ecclesiastico”, Barbera, Firenze, 1920
Idem (a cura di), “I documenti della conquista ebraica del mondo. I Protocolli dei Saggi Anziani di Sion. Il rapporto del Servizio Segreto Americano. I documenti bolscevichi dell’Ebreo-Russia”
Fede e Ragione, Firenze 1921 (già usciti sul periodico “Fede e Ragione” dal 27 marzo al 12 giugno 1921)
(con lo pseudonimo di Henri Brand), “Per la difesa sociale”, Fede e Ragione, 1923
(con lo pseudonimo di Henri Brand), “La morale d’Israele”, Lemurio, Acquapendente, 1926
(con lo pseudonimo di Enrst Brandt) “Ritualnoie ubiistv u Yevreiew”, Belgrado, 1926-1929 (tradotto in molte lingue)
“Sommarium additionale circa quasdam objectiones modum agendi servi Dei Pii Papae X respicientes in modernismi debellatione ex officio compilatum”, Roma, Vaticano, 1950, pp.196-296 (ristampato dal Centro Librario Sodalitium, Verrua Savoia, 2007)
Ion Motza, Corrispondenza col Welt-Dienst (1934-1936), Parma, All’insegna del Veltro, 1996
Pietro Scoppola “Umberto Benigni”, voce su “Dizionario biografico degli italiani” (sic), VIII, pp.506-508
Emile Poulat “Umberto Benigni”, voce su “Dizionario storico del movimento cattolico in Italia. I Protagonisti. ”
(Articolo pubblicato su “Il Cinghiale corazzato” numero 24, agosto 2008)
Consultabile anche qui: http://issuu.com/capcattolica/docs/cinghialecorazzato24
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da riscossacristiana.it:
UMORISMO OGGETTIVO E NUOVA TEOLOGIA – di Piero Vassallo
Il clero progressista correva incontro alle aspirazioni della gente semplice e fedele o inseguiva i miraggi del mondo moderno?
I fatti inducono a credere che il clero modernizzante corresse a perdifiato nella direzione indicata dagli iniziati. A una tale corsa, padre Cornelio Fabro conferì il titolo di delirio teologico.
Il capofila della nuova teologia, ad ogni modo, fu identificato, negli anni Ottanta, dai poliziotti olandesi, che misero le manette ai polsi di un insospettabile nudista: il teologo ecumenico Edward Schillebeeckx, fermato mentre correva nudo – e urlando oscenità – su una spiaggia frequentata da famiglie normali. Famiglie attonite e spaventate dalla notizia che il nudista agli arresti era la più autorevole e squillante locomotiva della rivoluzione avviata dal Concilio ecumenico Vaticano II.
Dopo l’infortunio di Schillebeeckx e il discredito caduto sul catechismo olandese, la gerarchia post-conciliare si trova al bivio tra la catastrofe e la sconfessione della teologia corrente.
Bivio disegnato ultimamente da monsignor Brunero Gherardini, severo e coerente interprete della dialettica, che contempla il Vaticano II in bilico tra continuità e discontinuità.
Intanto si comincia a dubitare sull’attendibilità dell’eminente teologo Henri de Lubac, secondo cui “lo spirito ispiratore del Concilio dall’inizio alla conclusione era stato lo spirito di Teilhard de Chardin”.
Anche fra gli innovatori più audaci e intemperanti serpeggia il sospetto che non convenga sostituire la fede tradizionale con le aberrazioni di un fattucchiere apostata, che professava una fede capovolta: “Il Mondo, il valore, l’infallibilità e la bontà del Mondo: ecco in ultima analisi la prima e l’unica cosa nella quale io ho fede. Questa è la fede che mi fa vivere”.
Il bivio propone la scelta tra la farsa mondana e la Santa Messa. O la nudità schillebeeckxiana-teilhardiana o le vesti della sacra tradizione. O la fede di sempre o l’avventizia mitologia teilhardiana intorno al punto omega.
La via del compromesso non è più percorribile. Lo rivela ultimamente il bollettino dei protesti, che cita con assidua frequenza la sontuosa università eleusina infeudata nel San Raffaele di Milano.
Nell’università dello scoperto bancario, gli spettrali arcangeli sussurranti nei libri del criptico Cacciari bisticciavano [a caro prezzo] con gli arconti babilonesi di don Vitaliano Mancuso.
Il rosso dei conti ha chiuso il tempio della nuova teologia con i sigilli del tribunale. Segnali di debiti a molti zeri. Zeri a sinistra, ovviamente.
Walter Martin, è il nome de plume del compianto salesiano torinese Giuseppe Pace (1911-2000),uomo di fede candida e indomabile, profondo teologo. E’ lui l’autore dell’avvincente romanzo Habemus Papam, edito (a cura di Alessandro Gnocchi e Mario Palmaro) dalla veronese Fede & Cultura.
Strenuo difensore dell’indeclinabile Tradizione, Don Pace aveva definito puntualmente la sgangherante vertigine del taboga neo-teologico, sul quale stava scivolando la dottrina del post concilio: “La novella Chiesa dei poveri ha già speso tanti miliardi in opere faraoniche, quanto mai laiche e tutt’altro che urgenti”. L’università babelica di don Verzé, Cacciari e Mancuso, ad esempio.
La riforma liturgica, avviata per incontrare il presunto desiderio del popolo, peraltro, era già deragliata nel frastuono delle chitarre urtanti e delle prediche demenziali.
Nelle figure infantili del fumetto, in sovrappiù. Nella verde e già cattolica Irlanda, il celebrante la messa per gli acrobati e le cavallerizze di un circo equestre, salì all’altare travestito da topo, l’animale concepito dalla fervida fantasia del massone Walt Disney. Orecchie nere e rotonde in panno lenci, naso di cartone, pantaloncini rossi con bottoni dorati.
All’orizzonte i tempi nuovi, la Cristianità umiliata nella figura del topo umanoide, che si batte il petto per espiare i peccati della fede cattolica. Fu un “ritorno alle origini, ma non della Chiesa di Nostro Signore Gesù Cristo, bensì alle origini dell’eresia di Lutero”.
Puntualmente don Giuseppe Pace ha definito l’essenza dei giornalisti teologizzanti: “Avrebbero costretto la Chiesa stessa a riconoscersi peccatrice al posto del tempo: e si voleva arrivare proprio lì. Doveva convertirsi al mondo; perciò doveva riconoscere di aver peccato per non averlo fatto finora”.
Implacabile don Pace cita anche la delirante preghiera di Teilhard: “Santa materia, materia affascinante e forte, materia che accarezzi e virilizzi, io mi abbandono alle tue risorse possenti. La virtù di Cristo si è trasferita in te. Con le tue attrattive attirami. Con la tua linfa nutrimi”.
Don Pace immagina la vicenda di un papa eletto per caso e diventato il restauratore della Chiesa cattolica, sotto lo schiaffo dagli autodistruttori. Il suo racconto contiene un annuncio profetico. La figura della restaurazione, infatti, si intravede nella contrastata azione di Benedetto XVI, testimone della dissoluzione in atto nell’area della teologia progressista e promotore dell’inevitabile resa dei conti.
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AGGIUNGO DI MIO
un’osservazione: il pontificato di Benedetto XVI, partito con tante attese e speranze, mi sembra attualmente in fase di stallo, schiacciato dalla bomba-pedofilia (casuale????????????) e dal principio della falsa accoglienza nei riguardi del cd terzo mondo.
L’impero della Chiesa, di monsignor Umberto Benigni
La Chiesa e la civiltà hanno, senza dubbio, un loro elemento proprio, indifferente all’altra: la questione dommatica se lo Spirito Santo proceda da o per il Figlio, è estranea alla civiltà; lo stabilimento del telefono internazionale è estraneo alla Chiesa. Ciò avviene perchè in questa avvi un elemento dommatico, assoluto e trascendente; e nella civiltà entra un elemento semplicemente tecnico.
Peraltro tutto ciò non toglie nè diminuisce affatto il grande principio: la vera religione è la base ed il presidio della vera civiltà, perchè la vera religione è la vera moralità senza di cui la civiltà non può essere che parziale e materiale, quindi manchevole nel più e nel meglio della vita sociale.
La civiltà vera e perfetta risulta da un insieme organico di principii e di fatti morali e materiali: insieme oltremodo complesso e molteplice, che va dal retto funzionamento dell’autorità politica e domestica sino alla rete delle pubbliche comunicazioni ed al buon servizio della nettezza urbana. Ma quanto varrebbe per meritare il titolo di civile ad un popolo, che in esso l’igiene e l’agiatezza raggiungessero la perfezione esistente nel palazzo di un miliardario nord-americano, se in quel popolo mancasse la moralità; sicchè le sue istituzioni, leggi ed usanze fossero immorali od anche amorali, cioè facessero o lasciassero trionfare l’immoralità? Un tal popolo darebbe lo spettacolo di una di quelle stalle signorili, dove ammiransi la pulizia, la comodità, il lusso in cui vivono eleganti e costose bestie da tiro e da corsa.
Dunque la parte più nobile della civiltà, che è la vita morale dei popoli e degli individui, perchè sia logica e stabile, deve fondarsi su di un principio superiore al devenire ed al volere umano, alla vece assidua di partiti e di sistemi che si succedono al governo di una società civile. E ciò solo può darlo la religione la di cui moralità parte direttamente da Dio, verità e giustizia assoluta, immanente, immutabile, a cui ogni uomo, ogni popolo, ogni tempo debbono inchinarsi e sottostare.
Il naturale sentimento dei popoli fu sempre concorde nel riconoscere questa verità fondamentale della civiltà; onde l’età antichissima, l’antica, la media lo riconobbero solennemente e stabilmente lo praticarono; e la stessa età moderna, che ha voluto eliminare la religione come una base dal suo sistema sociale, e così spesso la combatte, pure non può esimersi di fatto da tutta la tradizione e da tutta la coscienza umana; onde ancor oggi i sovrani trovano indispensabile di fondare il loro principio di autorità non solo sulla volontà — spesso cotanto ondulatoria e sussultoria — delle nazioni, ma anche, e prima, sulla grazia di Dio.
Ecco perchè la religione è l’anima della civiltà, e tutto il resto non è che il corpo. E se questo vale in genere per la religione, tanto più vale per il cristianesimo e per la sua storica organizzazione, la Chiesa.
La Chiesa — in uno spazio che dura almeno, da Costantino alla rivoluzione francese, quindici secoli — è stata ufficialmente e realmente la madre, la nutrice, la tutrice della civiltà europea, cioè della più alta civiltà umana.
Ed oggi, dopo più di un secolo di fiera lotta mossa dal paganesimo (già morto e sepolto in una sua forma storica, nè morto nè sepolto nella sua essenza) dell’ultima forma, il “laicismo”, — oggi, nonostante la crisi anticristiana della nostra società, l’anima del cristianesimo (giova ripeterlo) sopravvive indomita in cento criterii, in cento fatti sociali, e non solo nelle formole ufficiali cui or ora accennavamo.
Oggi, la grande lotta sta, appunto, tra il principio cristiano ed il pagano che dividono le menti e i cuori, ed agitano i consigli dei politici, gli studi dei filosofi, le tendenze delle folle. A noi cattolici sta dinanzi il radioso programma così opportunamente rievocato da Pio X: restaurare tutto in Cristo, tutta quanta la società, tutta quanta la civiltà. Questo significa la ripresa efficace dell’antica intuizione cristiana, che fece dire genialmente al vetusto autore della lettera a Diogneto: “quel che nel corpo è l’anima, lo sono nel mondo i cristiani”; significa la speranza di rialzare nella pienezza della verità il grido trionfale: Cristo vince, Cristo regna, Cristo impera. Ciò vuol dire che la vita sociale della Chiesa deve tornare ad essere il fondamento morale della società, il criterio fondamentale della civiltà.
Ad ottenere questa restaurazione cristiana, senza dubbio è indispensabile una duplice restaurazione: — della vita religiosa presso i fedeli, il che costituisce la vita interna e spirituale, il regno della Chiesa — e dell’influenza sociale della Chiesa stessa, il che forma la sua vita esterna, sociale propriamente detta, il suo impero.
Oggi che tanto si parla e si fa dell’imperialismo, è bene intendersi sulla questione che le parole “regno” ed “impero” della Chiesa ci sembrano esprimere esattamente.
Già da tempo si è usata l’espressione “impero della Chiesa” od “impero di Cristo”; ma in senso affatto relativo con cui si è inteso dire che Cristo e la Chiesa sua regnano su varie genti, sparse per tutto il mondo.
Ma il senso proprio d’impero indica il dominio (comando: imperium) su “altre genti”, non il totale dei “cittadini” per quanto sparsi nel mondo, che insieme forma la civitas, e quando questa civitas è monarchica come nella Chiesa cattolica, forma il regno. I cinesi cattolici, gli esquimesi cattolici, gli zulù cattolici non formano, a ver dire, l’impero della Chiesa, ma solo fan parte del suo regno, nè più e nè meno dei latini, dei germani, degli anglo-sassoni cattolici: imperocchè le genti più strane dell’etnologia non sono differenziate da altre nel regno della Chiesa. In una parola i cattolici, qualsiansi, formano la “città”, il “regno”, della Chiesa.
L’ “impero” di lei deve perciò riguardare i non cattolici, e la società e civiltà in genere; come l’imperium della Roma classica era costituito dai non romani.
L’impero della Roma cristiana, della Roma cattolica e papale, si è esplicato e si esplica in tutta la irradiazione della sua vita esterna. La sua forza e il suo prestigio intellettuale e morale, la sua influenza diretta e indiretta nel mondo, il suo peso che preme, vogliano o no, nella bilancia de’ suoi stessi nemici: ecco, propriamente, l’impero della Chiesa.
Tale impero rimonta sin dall’inizio del trionfo costantiniano. I vescovi dell’impero bizantino che peroravano presso il governo per l’alleviamento delle insopportabili tasse, e scongiuravano od almeno condannavano la vendetta imperiale sugl’insorti d’Antiochia e di Tessalonica (IV sec), – Il Crisostomo che, mentre l’imbelle Bisanzio tremava di fronte alle minaccie del goto Gainas, andava incontro come un Attilio Regolo cristiano, al barbaro alla cui ira egli aveva dato occasione (fine del IV sec:9, – i feroci soldati di Alarico, che padroni e predoni di Roma, terrorizzati dalla maestà apostolica, riportano processionalmente a San Pietro i suoi tesori (410) – Agostino d’Ippona, l’ultimo patriota dell’Africa romana, il quale alza la voce verso il vendicativo Bonifacio affinchè perdoni la corte e difenda l’Africa invasa dai barbari (429), – Leone Magno che ferma Attila al Mincio (452), – ecco già fondato l’impero dell Chiesa, ed ancora non è caduto l’impero fondato da Augusto.
E quando, nella rovina finale di questo (476), l’Occidente civile corse il pericolo supremo di naufragare nella tempesta barbarica, l’impero della Chiesa si stabilì e si estese fino ad una vera egemonia politica. Nell’anarchico periodo barbarico-bizantino che corse tra Augustolo (476) e Carlomagno (800), una grande figura veramente imperiale dominò il suo tempo: Gregorio Magno, l’ “ultimo romano”, come fu, a buon diritto, chiamato. Egli è l’imperatore della civiltà: dai continui insistenti reclami a Bisanzio e presso la corte longobarda per la difesa della misera Italia, alla civilizzazione cristiana della lontana Inghilterra e de’ nuovi suoi conquistatori, dal salvataggio del jus e del mos nel cozzo della falsa civiltà bizantina e della barbarie germanica, a quello delle lettere e delle arti, egli nel pauroso diluvio sconfinato appare il provvidenziale Noè che nell’arca della Chiesa slva la civiltà romana.
Che dire, poi, di tutto l’alto medioevo, quando il papa, il vescovo, l’abate, ampliando la tradizione civile di Leone e di Gregorio, salvano dapprima la civiltà; poi la impongono ai barbari, e con questi formano la nuova Europa, la civiltà nuova che giunge ad insperate altezze in tutte forme della vita sociale?
Attraverso gli annali della Chiesa che imprendiamo a scrutare, noi vedremo chiaramente, insistentemente, dominare una legge storica per cui i successi e i disastri dell’impero della Chiesa segnano i successi e i disastri del suo regno; cioè la sua maggiore o minore vitalità esterna va di pari passo con quella interna: e ciò è naturale, perchè una è la forza che agisce dentro e fuori, ed una è l’umanità in cui si esplica.
I tempi moderni ce ne danno una conferma altamente suggestiva. La decadenza estrema dell’influenza “imperiale” della Chiesa nel secolo XVIII (quando l’Europa si rimaneggiava, la Polonia andava a pezzi, i centri politici spostavansi, e Roma non vi aveva più braccio, non più voce; onde Clemente XIV doveva subire i ministri massoni nelle corti borboniche, e Giuseppe II tentava impunemente l’ultimo avvilimento della Chiesa e del papato), preludeva allo sfacelo spirituale che incombeva nell’imminente rivoluzione francese; mentre il risorgere della vita religiosa del cattolicesimo sotto Pio IX e Leone XIII venne segnato dalla ripresa dell’azione “imperiale”, nel ritorno alla tradizione guelfa e del “papa e popolo”, nell’interessamento del romano pontificato per il movimento d’idee e di fatti.
Da tali solenni lezioni della storia, una pratica conseguenza s’impone indiscutibile: per assecondare, rafforzare e diffondere la restaurazione religiosa, spirituale, della società, cioè il regno della Chiesa, bisogna rafforzare e diffondere la sua azione esterna, la sua vita sociale, il suo impero. Il che è quanto dire: bisogna così infondere coraggio ai nostri, e rispetto ai nemici, nel terreno comune della vita sociale; bisogna che i cattolici, clero e popolo, non si lascino sorpassare, nel loro complesso, dal complesso degli avversarii nelle manifestazioni multiformi della civiltà, dalle scienze astratte alle amministrazioni locali.
È necessario che ci facciamo forti anche al di là dei muri dei nostri templi, se vogliamo che questi siano sicuri e rispettati; — che il clero sia stimato anche come dotto, pratico, diligente, civile, se vogliamo più libero ed efficace il suo ministero religioso; — che, sotto la nuova forma dei tempi nuovi, si torni a convincere i nostri avversari come, nella vita sociale, senza di noi cristiani essi valgano a far ben poco, e contro di noi anche meno. La restaurazione di questo “impero” sociale è una necessità pratica per restaurare il regno spirituale della religione: tale “impero” — come una corazza ed una corona, difesa e gloria degli antichi eroi — deve cingere il corpo mistico di Cristo, la sua Chiesa.
Tale è l’insegnamento che ci dà la storia ecclesiastica, doppiamente “maestra della vita”, perchè storia, e perchè della Chiesa.
(Da: Storia Sociale della Chiesa, vol. I, La preparazione. Dagli inizi a Costantino, Casa Editrice Vallardi, Milano 1906, pagg. XIII-XVIII)
Monsignor Umberto Benigni
Di seguito posto il programma del Sodalitium Pianum, fondato da Mons. Benigni e benedetto da SS San PioX.
Il programma del Sodalitium Pianum
“Noi siamo cattolici romani integrali. Come indica la parola, il cattolico integrale accetta integralmente la dottrina, la disciplina, le direttive della Santa Sede e tutte le loro legittime conseguenze per l’individuo e la società. E’ dunque papalino, clericale, antimodernista, antiliberale, antisettario. Dunque è integralmente controrivoluzionario, perché è l’avversario non soltanto della Rivoluzione giacobina e del radicalismo settario, ma ugualmente del liberalismo religioso e sociale”. “La parola “integrale” significa solamente “integralmente cattolico romano”. “Consideriamo come delle piaghe nel corpo umano della Chiesa, lo spirito e il fatto del liberalismo e del democratismo cosiddetto cattolico, così pure il modernismo intellettuale e pratico, radicale o moderato, con tutte le loro conseguenze”. Il programma insiste molto sulla sottomissione all’autorità gerarchica romana: “la natura della Chiesa Cattolica insegna, e la sua storia lo conferma, che la Santa Sede è il centro vitale del cristianesimo”. “Sappiamo – continua il programma di S.P. – che nelle contingenze momentanee e locali, vi è sempre, almeno nel fondo, la lotta secolare e cosmopolita fra le due forze organiche: da una parte, l’unica vera chiesa di Dio, Cattolica e Romana; dall’altra parte i suoi nemici interni ed esterni. Gli esterni (le sette giudaico-massoniche ed i loro alleati diretti) sono nelle mani del Potere Centrale della Setta, gli interni (modernisti, demoliberali, ecc.) le servono da strumenti coscienti o incoscienti per l’infiltrazione e la decomposizione fra i cattolici”. Monsignor Benigni ha compreso che il Modernismo è una ramificazione della “Setta”, ovvero della Contro-chiesa, conformemente a quello che San Pio X aveva indicato. Si tratta allora di opporsi con tutto il vigore possibile a questo mostro: “Combattiamo la Setta interna ed esterna, sempre, ovunque, sotto tutte le forme e con tutti i mezzi onesti e opportuni. Nella persona dei settari interni ed esterni, noi combattiamo soltanto l’attuazione concreta della Setta, della sua vita, della sua azione, dei suoi piani”. Per evitare le inevitabili quanto farisaiche accuse di mancanza di carità, il programma sottolineava che: “intendiamo fare questo senza rancore, contro fratelli smarriti, come d’altra parte, senza debolezza e senza equivoco, come un buon soldato tratta sul campo di battaglia coloro che si battono sotto la bandiera nemica, i loro ausiliari ed i loro complici”. S.P. si prefiggeva un’azione profondamente antimodernista, secondo la volontà di S. Pio X. Per questo motivo il programma continuava ribadendo e difendendo la posizione tradizionale della Chiesa su tutti i temi presi di mira dagli innovatori: – contro il laicismo riteneva ancora aperta la Questione Romana e auspicava “uno sforzo continuo per riportare, il più possibile, la vita sociale sotto l’influenza legittima e positiva del Papato e, in generale, della Chiesa cattolica”; – contro l’interconfessionalismo e la neutralità religiosa nell’organizzazione e l’azione sociale, sosteneva il confessionalismo o, in casi eccezionali e transitori, l’applicazione controllata della tolleranza per le unioni intercofessionali; – “contro il sindacalismo apertamente o implicitamente , che porta fatalmente alla lotta anticristiana delle classi”, “contro il democratismo, anche quando si chiama cristiano” e “contro il liberalismo anche quando si chiama economico-sociale che spinge col suo individualismo alla disgregazione sociale”, rivendicava “l’armonia cristiana tra le classi” attraverso “l’organizzazione corporativa della società cristiana ; – “contro il nazionalismo pagano”, “e nello stesso tempo l’antimilitarismo e il pacifismo utopista, utilizzato dalla Setta per indebolire e addormentare la società” sosteneva “un patriottismo sano e morale, patriottismo cristiano di cui la storia della Chiesa cattolica ci ha sempre dato degli splendidi esempi”; – “contro il femminismo che esagera e snatura i diritti e i doveri della donna, mettendola al di fuori della legge cristiana; contro l’educazione promiscua; contro l’iniziazione sessuale della gioventù” auspicava il miglioramento “delle condizioni materiali, e morali della donna, della gioventù, della famiglia” sempre ” secondo la dottrina e la tradizione cattoliche. Il programma continuava opponendosi inoltre alla separazione fra Stato e Chiesa; all’insegnamento filosofico, dogmatico e biblico moderno, opponeva la Scolastica, i Padri della Chiesa, i teologi della Controriforma; al falso misticismo soggettivista, opponeva “una vita spirituale intensa e profonda, secondo l’insegnamento dottrinale e pratico dei Santi e degli autori mistici lodati dalla Chiesa”. Dopo aver accennato al pericolo di vedere il clero e dell’Azione cattolica manipolati da partiti politici o sociali, il programma di S.P. si scagliava “contro la mania o la debolezza di tanti cattolici di voler apparire , e bonari di fronte al nemico brutale o ipocrita ma sempre implacabile – sempre pronti a diffondere il loro tollerantismo, a vergognarsi e addirittura sparlare degli atti di giusto rigore compiuti dalla Chiesa o per essa -, sempre pronti a un ottimismo sistematico verso le trappole dell’avversario, riservando la diffidenza e la durezza nei confronti dei Cattolici romani integrali; per un atteggiamento giusto e opportuno, ma sempre franco, energico e inassable nei confronti del nemico, delle sue violenze e dei suoi inganni”. In generale, il programma composto da Mons. Benigni e, come vedremo, benedetto da S. Pio X, era contrario a “tutto ciò che è opposto alla Dottrina, alla Tradizione, alla Disciplina, al sentimento del cattolicesimo integralmente romano, per tutto ciò che gli è conforme”.
“IN FONDO, LA SOLUZIONE DEL PROBLEMA E’ MOLTO SEMPLICE. IL SUPREMO SETTARISMO ESOTERICO, EVERSORE TOTALITARIO D’OGNI ORDINE RELIGIOSO E CIVILE -QUESTA E’ LA QUINTESSENZA DEL SATANISMO- CONTROLLA OGNI MOVIMENTO EVERSIVO E LO INTEGRA. E’ UN MOVIMENTO EVERSIVO RELIGIOSO?
VI INSERISCE QUELLO SOCIALE-CIVILE. E’ TALE? VI INSERISCE L’EVERSIONE RELIGIOSA. QUESTO SUPREMO SETTARISMO E’ LA SPORA SOPRAVVIVENTE DI OGNI CANCRO SOCIALE CHE APPARE SUL CORPO DEL CONSORZIO UMANO; DICIAMO MEGLIO, TALE SPORA RENDE CANCRO ANCHE UN SEMPLICE TUMORE.
ECCO PERCHE’ TRA LE ALTRE RAGIONI SAN GIOVANNI APOSTOLO HA DATO L’ALLARME COTANTO FRAINTESO O TRASCURATO : “O KOSMOS OLOS EN TO PONERO KEITAI” (IL MONDO E’ POSATO, GIACE, NEL MALVAGIO, CIOE’ NEL MALE EFFICIENTE I JO, 19). SIA DETTO IN BUONA PACE DI TUTTI, CHE’ QUESTE PAGINE SONO VERAMENTE REDATTE sine ira et partium studio : TUTTA LA PROSPETTAZIONE BASILARE CHE QUI SOPRA ABBIAMO TENTATO DI RIASSUMERE ESULA COMPLETAMENTE DALLA VISUALE DI TANTI EGREGI UOMINI, STUDIOSI E REGGITORI, FISSATI NELLA VISIONE STILIZZATA ACCADEMICA, LIBRESCA, COME DICONO COLL’ESPRESSIVO VOCABOLO “LIVRESQUE” I FRANCESI. ACCADEMICI O GOVERNANTI SPIRITUALI E TEMPORALI SI SON LASCIATI, ATTRAVERSO I SECOLI, ALLUCINARE DA CHI VOLEVA DISTOGLIERE IL LORO SGUARDO DALL’APPROFONDIMENTO DELLA RISPETTIVA SITUAZIONE, OPPURE SORTIRONO DALLA NATURA L’OCCHIO DELLA MENTE INSANABILMENTE MIOPE. POSSONO ESSERE, GLI UNI DOTTI, ERUDITI, BLINDATI DI DOCUMENTI PUBBLICATI DA UN CORPUS ALL’ALTRO, E GLI EGREGI ED ABILI GESTORI DELLE COSE PUBBLICHE: SONO QUESTE LE LORO COLONNE D’ERCOLE. PARLATE LORO DI UN MONDO CHE SORGE ALL’ALTRA SPONDA DEL LORO “ATLANTICO”; VI RISPONDERANNO COL SORRISO SCETTICO CHE IMMORTALO’ I PROFESSORI DI SALAMANCA IRONICAMENTE SORRIDENTI A COLOMBO. UN GIORNO AL DITTATORE KERENSKI FU MANDATO A DIRE CHE UN FURIBONDO ORATORE, DALLA FINESTRA D’UNA CASA DI PIETROBURGO, ECCITAVA LA FOLLA A RIBELLARSI AL RIBELLE. CHI DIAMINE SARA’? KERENSKI FU PRESTO TRANQUILLIZZATO; GLI FU RIFERITO CHE ERA QUELLO STRAMBO DI LENIN, UN PAZZO BOLSCEVICO, A CUI NESSUN UOMO EQUILIBRATO AVREBBE DATO RETTA: MA QUEL “KERENSKI” VIVE DA SECOLI, ED E’ SEMPRE LO STESSO. SI DETTE ALLA PAZZA GIOIA DOPO IL CONCILIO SCISMATICO DI BASILEA, MANDANDOLO A RIPAGLIA CON L’ANTIPAPA FELICE. SCOSSE SCETTICAMENTE LE SPALLE, VEDENDO UN “LITIGIO TRA FRATI” GELOSI, NELLA SCENATA FATTA ALLE PORTEDELL’UNIVERSITA’ DI VITTEMBERGA DA QUELLO STRAMBO LENIN FRATESCO CHE FU MARTIN LUTERO. PENSO’ ALLA CORTE DI VERSAGLIA CHE LA RIVOLUZIONE FRANCESE FOSSE UNA RIVOLTA DA DARE UNA QUALCHE SECCATURA. QUESTO “KERENSKI” MILLENARIO E’ PRESO DALLE ALLUCINAZIONI RESTAURAZIONISTICHE. NEL SETTECENTO GIURO’ SUL RITORNO DEGLI STUART SUL TRONO INGLESE; NELL’OTTOCENTO SULLA INTRONIZZAZIONE PORTOGHESE DI DON MIGUEL, SPAGNUOLA DI DON CARLOS, FRANCESE DEL CONTE DI CHAMBORD. QUANDO EGLI, IN QUEL TORNO, MONTO’ IL SONDERBUND SEPARATISTA DELLA SVIZZERA, DORMI’ TRANQUILLO SUL GUANCIALE DEL CORAGGIOSO E FEDELE METTERNICH (SE CI FU UNO NE’ CORAGGIOSO NE’ PROBO, FU PROPRIO LUI) AL CUI ORDINE QUELL’ESERCITO AUSTRIACO IL QUALE AVEVA VISTO SCONFIGGERE NAPOLEONE, AVREBBE SCHIACCIATO LE TRUPPE BERNESI. QUANDO LO CACCIARONO NEL 1859, QUEL “KERENSKI” SCOSSE LA MACHIAVELLICA TESTA, MORMORANDO: E’ UN ALTRO QUARANTOTTO. QUANDO LO CACCIARONO NEL 1917, FECE LO STESSO SCROLLO, E BRONTOLO’: E’ UN ALTRO 1905. OGGI… L’OGGI E’ TROPPO OGGI PER CONTINUARE LA MISEREVOLE SERIE QUI; MA ESSA CONTINUA E CONTINUERA’ LA. DIFATTI A CHI SCRIVE QUESTE NON LIETE PAGINE, HANNO PARLATO FACCIA A FACCIA, ATTRAVERSO GLI ANNI DELLA SUA LUNGA VITA, VARI “KERENSKI”, CHE QUI E’ INOPPORTUNO INDIVIDUARE. [...] TUTTE EGREGIE PERSONE, SPESSO INGEGNOSE E COLTE, MA IN FONDO PIU’ VECCHIE DEI LORO VECCHI IDOLI POLITICI E SOCIALI, AVEVANO DIMENTICATO IL”TOTUS MUNDUS IN MALIGNO POSITUS EST” DI SAN GIOVANNI EVANGELISTA.[...] ECCO PERCHE’ MALGRADO ILDEBRANDO, BERNARDO, INNOCENZO III E SIMONE DI MONFORT, IL GRANDE MEDIOEVO, INVECCHIATO COME OGNI COSA UMANA, FU SCOSSO E POI DIROCCATO DA GROSSE E PICCOLE CATAPULTE, MANOVRATE DA MANI NASCOSTE, DA ERESIE E SETTE SOVVERTITRICI RELIGIOSE E CIVILI, FINENDO INDECOROSAMENTE, NEL CREPACUORE DI PAPA BONIFACIO, NELL’ESILIO DI AVIGNONE, NELLA TREGENDA DELLO SCISMA CON DUE O TRE PAPI SIMULTANEI FRA I QUALI ANCHE SANTI, COME VINCENZO FERRER, NON RIUSCIVANO TALVOLTA A DISCERNERE L’AUTENTICO. SE IL CROLLO DEL MEDIOEVO FOSSE STATA PURA OPERA INTERNA, CIOE’ DALLA PURA E SEMPLICE DECREPITEZZA DI QUELL’EPOCA, SAREBBE SORTA UNA NUOVA EPOCA, SANA E FORTE.
INVECE, GRAZIE ALL’OPERA SISTEMATICAMENTE EVOLUTA DI ELEMENTI MOTORI, L’EVERSIONE SOCIALE CONTINUO’, EROMPENDO AD OGNI STAGIONE MATURATA:LA RIFORMA PRIMIGENIA, LA RIFORMA DEL SECONDO TEMPO, NETTAMENTE DEMOCRATICA E REGICIDA, POI LA RIVOLUZIONE FRANCESE, POI IL RESTO…”
tratto da “STORIA SOCIALE DELLA CHIESA, VOLUME V. LA CRISI MEDIOEVALE” DI MONSIGNOR UMBERTO BENIGNI PUBBLICATO DA VALLECCHI EDITORE NEL 1933, PAGINA 493-494
Gesù Cristo Nostro Signore e Redentore,
Ti supplichiamo per il trionfo della tua santa Causa contro i suoi nemici e falsi amici, Tu voglia raggruppare i suoi fedeli,
combattenti la buona lotta dispersi per il mondo, affinché si conoscano e si accordino nell’animo e nell’opera.
Degnati di fornire loro i mezzi materiali e morali, necessari e opportuni a tale scopo.
Ti preghiamo altresì che, secondo la tua divina promessa, Tu sia sempre in mezzo a loro, benedicendoli e soccorrendoli
in vita ed in morte.
E così sia.
(Mons. Umberto Benigni)
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