Radioattivi

Riprendo con questo numero la direzione responsabile de “Il Cinghiale Corazzato”, foglio che ho già avuto il privilegio di dirigere dal maggio 2005 al marzo 2006. Non ho bisogno di dire che assumo quest’incarico, piuttosto oneroso, per portare questa rivista, entrata ormai nel suo settimo anno di vita, ad una sempre maggiore realizzazione dei propri obiettivi di informazione politico-culturale e, se necessario, al naturale compimento del suo ciclo storico.

Non ho bisogno di aggiungere che “Il Cinghiale corazzato” non sarà uno sgangherato megafono di propaganda (per chi poi?), sarà invece uno strumento al servizio dell’intera comunità, dell’Università, in tutte le sue componenti (studenti, docenti e personale amministrativo), in un’ottica di formazione totale e permanente. Il tutto in piena continuità con lo spirito che ha animato la fondazione dei grandi atenei cattolici europei durante l’Ottocento, non ultima la cittadella della Sacro Cuore in Milano.

Non ho bisogno di concludere, dicendo, che questo sarà fatto utilizzando, nella sua pienezza, quella “libertà di parola” che, ben lungi dallo scaturire dal basso o da forme di contrattualismo democratico, è invece naturale esercizio della Libertas Ecclesiae.

Mentre si consuma questa estate, all’ombra dei chiostri del nostro Ateneo e dell’Ammezzato Scala G, permettetemi poi di scrivere qualche rigo introduttivo per le matricole che fanno la loro comparsa in queste settimane in Largo Gemelli.

Care Matricole 1990, ve ne accorgerete presto: siamo “radioattivi” per natura e per scelta. “Radioattivi” in un panorama di gruppi studenteschi universitari a tratti desolante, diviso tra lobbysmo, puro divertissment, partitismo autoreferenziale e/o meramente carrierista e conformismo da formicaio orwelliano. In questo avremmo, abbiamo la pretesa di essere, con pochi altri, una proposta radicalmente alternativa e, come dice chiaramente il nostro nome, antagonista. E per aggiungere altra carne al fuoco, ci permettiamo di segnalarvi alcuni “requisiti” per poter essere studenti militanti della Comunità Antagonista Padana: attenzione, umiltà, generosità nel darsi a una causa politica che tutto toglie e quasi niente dà, spirito comunitario, senso di appartenenza, estraneità radicale a (tutti) i luoghi comuni del “politicamente corretto” ovviamente senza scadere nel becero ciarpame tipico di molta destra all’italiana (o alla padana) e una onesta buona dose di follia, non disgiunta da una certa assennata misura.

Poco, come vedete, eppure tantissimo: richieste che puntano per loro stessa natura alla qualità e non certo alla quantità che lasciamo ben volentieri ad altri, né tantomeno ad un velleitario attivismo politico che porta acqua al mulino delle caste vecchie e nuove.

Non possiamo offrirvi letteralmente niente: né posti, né prebende, né agevolazioni, né protezioni, nulla se non noi stessi, la nostra Compagnia di ventura alla ricerca di una patria e di un mondo, entrambi perduti.

Avete quindi in mano un foglio “radioattivo” e “contagioso”: benefiche radiazioni, positivi contagi che hanno reso questo gruppo (un tempo un guscio reso vuoto dalle giravolte politiche di un partito itagliano, passato con disinvoltura da un indipendentismo duro e puro alle unioni sacre con le Mafie), unico nel panorama universitario di lingua italiana e non facilmente inquadrabile nelle sempre più labili categorie politiche, propagandate sulle gazzette. Un gruppo, ancora prima che un luogo, che davvero (senza retorica) ha inciso e incide radicalmente sull’essenza stessa delle nostre vite universitarie.

In questi ultimi tre anni abbiamo visto, dopo aver felicemente lasciato la Lega Nord, nella severa prova di una politica indipendentista (fatta solo di reali sacrifici e della lunghissima traversata del deserto italiota), molti compagni di strada vacillare, cadere, sparire, venire reinghiottiti da quella marea di guano bipolare che avevano abbandonato con noi. Abbiamo udito lo strepitare dei servi fanatizzati e di psicotiche nullità, i moralismi di guitti e lacchè, i machiavellismi da osteria di chi ci voleva vendere il proprio tradimento come alta strategia, le prediche saccenti di una ricca pletora di cattivi (e inefficaci) maestri. Tutto questo non ci ha stupito (troppo) ma nemmeno ha intaccato la nostra certezza riguardo le motivazioni che hanno portato alla nascita della Comunità Antagonista Padana tre anni fa e l’intenso e fruttuoso lavoro svolto in questi anni lo dimostra abbondantemente.

Il “Cinghiale Corazzato” tornerà con un nuovo numero a Ottobre inoltrato mentre le nostre conferenze di formazione militante riprenderanno regolarmente a partire dall’8 settembre 2009.

Duri per durare

Piergiorgio Seveso

Da “Il Cinghiale Corazzato” numero 29, Agosto 2009

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