Biblioteca Monsignor Umberto Benigni: non solo libri
Approfittando della riduzione delle attività accademiche connessa col periodo estivo, stiamo rendendo totalmente disponibile nell’aula “Robert Brasillach – Alberto da Giussano” al secondo piano dell’Edificio Antonianum la biblioteca di formazione militante “Monsignor Umberto Benigni”. In realtà la Biblioteca era già presente in nuce nell’aula della Comunità Antagonista Padana (ancora quando era MUP nel 2004 e nel 2005: non a caso il primo inventario fu fatto appunto nell’estate 2005) e in maniera continuativa ha contribuito a fornire letture e stimoli ai frequentatori abituali e agli amici del nostro gruppo studentesco. Solo nell’ultimo anno però tutto il materiale raccolto un po’ caoticamente negli scorsi anni (più di cinquecento tra volumi e opuscoli) è stato progressivamente riordinato e reinventariato.
Quando si è posto il problema di intitolare la biblioteca a qualcuno, è stato facile e quasi immediato pensare a Monsignor Umberto Benigni, un pugnace storico della Chiesa che visse operò a cavallo tra Ottocento e Novecento, fervente antiunitario, antigiacobino, antiliberale, antisocialista, nemico giurato del modernismo teologico e politico, un vandeano, un insorgente, un controrivoluzionario, un cattolico integrale che seppe unire un forte impegno da studioso e da ricercatore con una grande volontà d’azione e di organizzazione. Per chi volesse sapere di più sulla sua vita avventurosa e combattuta e al contempo esemplare, rimandiamo a questo articolo pubblicato su “Il Cinghiale corazzato” numero 24 dell’Agosto 2008, scaricabile sul nostro sito http://www.cinghialecorazzato.info .
Questa anima guelfa (nera) è certamente, che piaccia o no, uno degli spiriti che hanno innervato e vivificato la nascente Università Cattolica del Sacro Cuore.
Ovviamente la Biblioteca contiene materiali essenzialmente storico-politici di varia origine e provenienza, in una pluralità di matrici e di visioni del mondo che non la rendono affatto monocorde ma sostanzialmente pluralistica.
Ovviamente nella Biblioteca trovano largo spazio il padanismo e l’etnonazionalismo volkisch, l’insubrismo e il venetismo, lo studio delle tradizioni e delle lingue padano alpine, la storia dei moti popolari antinapoleonici e sanfedisti, antiunitari (sia in chiave di brigantaggio legittimista che in chiave di sollevazione sociale).
Abbiamo preferito raccogliere testi di revisionismo storico che si occupassero con scientificità ma senza accademismi sterili e dispersivi di fornire una ricca e stimolante documentazione storica alternativa rispetto alle vulgate imposte dal pensiero scolastico unico, con particolare attenzione ai secoli delle grandi rivoluzioni (Settecento – Ottocento – Novecento). Accanto alla documentazione, non possono mancare però testi-chiave per una lettura sintetica legata all’azione e al ruolo svolti dei circoli massonici e iniziatici nella genesi delle grandi sovversioni intellettuali dei secoli a noi più vicini. Sia nel filone più sociologico degli Augustin Cochin e Bernard Fay che in quello cripto-polemologico degli Henri Delassus e degli Ernst Jouin. Riguardo la storia e la cronaca contemporanea, accanto alle rassegne stampa mensili redatte a cura del nostro gruppo, non possono mancare gli studi di Maurizio Blondet, Paolo Taufer e della scuola francese di Henri Coston e di Emanuel Ratier.
Riguardo la critica politologica alla modernità non possono mancare i testi di Monaldo Leopardi, Clemente Solaro della Margarita, Antonio Capece Minutolo e Domenico Giuliotti.
Riguardo alla critica dell’attuale canone della letteratura di lingua italiana non mancano le opere di Padre Antonio Bresciani, Don Alessandro Cavallanti e, tra i più recenti, di Andrea Sciffo e Paolo Mariani. Tutto il materiale è ovviamente disponibile per chi frequenta il nostro gruppo ma anche, compatibilmente con le esigenze dell’attività politica CAP, per chi per motivi di studio accademico e per desiderio di approfondimento extracurricolare vorrà usufruirne.
In ultimo colgo l’occasione per complimentarmi ancora con l’ amico Matias Zanella Giurfa per l’ottima tesi triennale sui rapporti tra l’impresa garibaldesca dei Mille e l’Inghilterra, una delle prime realizzata anche col contribuito della Biblioteca Benigni.
Piergiorgio Seveso

