20 settembre 1870 REQUIEM PER UNO “STATO ITALIANO”

Le baionette dei bersaglieri che entrarono per la breccia di Porta Pia il 20 settembre di 140 anni fa non portarono solamente la definitiva affermazione della monarchia unitaria italiana ma anche la morte dell’ultimo stato della penisola veramente indipendente sia dalla tirannia sabauda che dalla subordinazione ad altre monarchie europee. Aldilà di ogni motivazione religiosa, lo Stato Pontificio era sicuramente la più antica organizzazione territoriale presente in area italica dato che poteva far discendere la sua nascita alla donazione del castello di Sutri (728) da parte del sovrano longobardo Liutprando. Davanti agli oltre mille anni di vita dello Stato Pontificio il secolo e mezzo di esistenza di uno stato italiano unitario è una pura bazzecola, eppure questa pulce storica (o forse è meglio dire scarafaggio) non solo continua a proporre dogmaticamente la presunta positività della sua esistenza ma si permette di oltraggiare in contesti ufficiali la memoria storica dello Stato della Chiesa, così come di tutti i legittimi stati che precedettero l’espansione piemontese nella penisola. Non staremo qui a ricordare le bellezze artistiche e gli apici culturali che ancora oggi danno lustro ai territori sottoposti al governo papalino, rispetto ai quali le opere degli ultimi centocinquarant’anni (siano esse il tronfio Vittoriale o il delirante Maxxi di Zaha Hadid ) non sono che una mal realizzata cloaca, e nemmeno il valore della presenza politica stabilizzatrice e pacificatrice nella penisola di uno stato che allo stesso tempo era localizzato e ambiva all’universalità della Fede cattolica, parlando a tutti i sovrani da una sede più elevata. Ci limitiamo unicamente a rivendicare l’esattezza della memoria storica riguardo la conquista di Roma. Per la Città Santa, più che per ogni altro stato conquistato dai Savoia, non si può che mettere in evidenza la violazione delle norme del diritto internazionale e naturale dato che il governo italiano e i suoi mercenari in camicia rossa, dopo vari tentativi semiufficiali malriusciti, attuarono un’invasione deliberata dei territori di uno stato pienamente sovrano e legalmente riconosciuto da ogni punto di vista. Con la conquista di Roma il faro della civiltà europea venne offuscato da una dominazione violenta e criminosa che, pur attribuendo al Papa tutte le garanzie possibili, sorvegliava attentamente le stanze del Vaticano e ogni movimento del Pontefice con un’organizzazione degna dei moderni servizi segreti. Il sogno di una terza Roma, dopo quella imperiale e quella papalina, profetizzata dai repubblicani e attuata dai Savoia prese però presto le fattezze di un incubo: Roma divenne sede di una classe dirigente borghese avida e cialtronesca che, sin dallo scandalo della Banca Romana, non ha fatto che tramutare l’amore dei popoli italiani nei suoi confronti in un aspro rancore anticentralista . Hanno così trovato conferma le parole del grande romanziere Dostoevskji che, rammentando la creazione di un’Italia unita, affermò che l’opera del conte di Cavour non aveva fatto altro che creare “un piccolo regno di second’ordine, prono al più logoro principio borghese” rinunciando invece ad un’idea universale che aveva informato il mondo, cioè “l’idea reale, organica, frutto della vita della nazione, frutto della vita del mondo: l’idea dell’unione di tutto il mondo”, che aveva proprio la Città Santa come suo centro propagatore.

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