La Comunità Antagonista Padana: una scelta di libertà

Carissimi lettori, con questo editoriale (il primo e l’ultimo a mia firma) prendo congedo dai miei studi universitari e pertanto dedico queste righe ad un sentito e doveroso ricordo dei miei cinque anni passati in Cattolica ed in particolare all’evento più importante: l’incontro con i ragazzi della CAP. Sono ormai passati quattro anni da quando ebbi per la prima volta a che fare con la variopinta truppa che costituiva la Comunità Antagonista Padana, nata da pochi mesi in seguito all’abbandono del riferimento politico della Lega Nord, a cui erano da anni legati in quanto Movimento Universitario Padano (quello vero). Fui sin da subito colpito dalla vivacità intellettuale e dalla diversità di un gruppo che oltre a distanziarsi assai dallo stereotipo del padano leghista, ottuso e sguaiato urlatore, cercava di costituire tra i suoi membri non solo un sodalizio politico bensì una comunità umana calda e affettuosa. A lungo andare capii che questa era l’unica strada praticabile per chi, come la Comunità Antagonista Padana, non aveva null’altro da offrire, non potendo promettere ai suoi membri né un avvenire politico, né una carriera privilegiata in alcun organismo a conduzione politica e nemmeno un impiego tranquillo in università. Accomunati dalla mancanza di secondi fini e decisi a guadagnar tutto col sudore della fronte, l’impegno negli studi e nella produzione culturale e con un’assidua ed indefessa presenza in università, abbiamo finito per divenire, quasi senza accorgerci, veri amici e compagni senza chiudere per questo la porta in faccia anche a coloro che, pur non condividendo i nostri ideali, volessero scambiare con noi qualche parola. Accanto alla vera e propria CAP si è così stretto un gruppo di collaboratori e amici, una “comunità umana”, che ha sempre trovato amorevole ospitalità negli spazi messi a nostra disposizione e che, in cambio, ci ha ricambiato prestando ascolto alle nostre discussioni e intervenendo in queste. Non che la verità nasca dal dialogo, ma sicuramente il confronto con altre idee e tendenze politiche e ideali ci ha permesso di approfondire le nostre convinzioni e meglio indirizzare le nostre polemiche e i nostri interventi pubblici, ben evidenti nella cartellonistica che anima le pareti della nostra università. Certo non si può proprio dire che gli ultimi anni siano stati una marcia trionfale: il nostro gruppo ha cementato la sua unione in un clima sempre più palesemente ostile alla sua esistenza a causa della mancanza di sostegno partitocratico esterno, della inevitabile diminuzione del numero dei membri e del progressivo venir meno degli spazi di azione politica e culturale in Università Cattolica, sempre più soffocata dalla nascita di nuovi gruppi con evidente riferimento partitico. Pur non mettendo in dubbio la buona fede ed inclinazione di tutti coloro che utilizzano parte del loro tempo per l’attività politica in università non si può fingere di non osservare che per molti la militanza politica e culturale in università sia diventata, con molta spregiudicatezza, un trampolino di lancio verso il mondo politico “esterno” più che una sincera esplicitazione della propria visione delle cose. D’altronde molti gruppi politici dell’università sono oramai uno squallido riflesso del mondo politico ita(g)liano con tutte le divisioni, le manfrine e gli screzi tra i rispettivi leader e oppositori. A dispetto di ciò la CAP ha continuato ad essere un movimento politico e culturale senza preciso riferimento partitico e disponibile ad accettare membri provenienti da qualsiasi esperienza politica oppure, come nel mio caso, mai appartenuti ad alcun partito; questa condizione gli ha permesso e continua a permettergli la più ampia libertà d’azione. Certo noi non potremo mai permetterci penne griffate o (inutili) rivistine a colori in carta patinata ma si può star sicuri che nessuno entrerà mai in CAP a dettare linee di partito, il che è oltremodo proficuo per giovani che negli anni universitari, attraverso gli studi e le letture, formano la loro visione del mondo. Non posso negare che proprio grazie a quest’ambiente anch’io ho maturato nel corso di questi anni la mia prospettiva riuscendo a dare un senso a tutte quelle nozioni acriticamente apprese nelle lezioni universitarie. In tal modo la CAP ha svolto per me, e spero continuerà a farlo per altri, quella funzione che anticamente era una prerogativa delle università vere e proprie: spronare ad una ricerca profonda ed “esistenziale” della verità, non intesa come mero ornamento erudito bensì come necessario appiglio e guida nella vita quotidiana.

Davide Canavesi

Reggente della CAP

dall’11 giugno 2009 al 22 settembre 2010

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