Dizionario dell’arte degenerata (terza parte)

DIZIONARIO DELL’ANTI-ARTE
numero 3 – Alle origini del male moderno

Jacques Louis David (1748-1825)

Grande interprete della pittura neoclassica, David nella lunga carriera diviene il portavoce dei nuovi contenuti sociali e politici che stavano nascendo nella Francia rivoluzionaria e napoleonica. La sua pittura è infatti un ottimo esempio della nuova religiosità civile diffusa con la rivoluzione del 1789 che, seppur con manifestazioni completamente inedite, permea ancora oggi la società. Il suo essere pittore neoclassico lo porta a esplorare temi epici dell’antichità e a riattualizzarli in funzione celebrativa nei confronti del neonato impero francese. In questo David è uno dei primi moderni: nei suoi dipinti “civili” vengono tagliati di netto tutti i legami con l’iconografica celebrativa dei secoli precedenti e, una volta annullata la simbologia cristiana legata al potere del sovrano, ecco che tutte le opere dedicate a Napoleone rispolverano il paganesimo in un’ottica antitetica alle istituzioni cristiane tradizionali (così anche nell’opera di Andrea Appiani). Il nuovo mondo che stava nascendo in quegli anni si appoggia dunque ai miti greci e romani per “giustificare” la sua presenza e rivendicare, a modo suo, una storia. Il suo stile pittorico risente sia dei grandi maestri dell’arte della penisola italiana tra cinquecento e seicento (come Caravaggio e Raffaello) ma anche del fascino nei confronti dei reperti archeologici romani incontrati direttamente nel viaggio effettuato in Italia nel 1774.

Tra le opere che più rappresentano il suo stile non si può non citare il celeberrimo “Giuramento degli Orazi” (1784), forse l’emblema più significativo del neoclassicismo francese. Nella stanza disadorna (la fredda semplicità giocata in opposizione al fasto abbondante del barocco cristiano) i tre giovani prestano giuramento con il braccio teso verso le spade sorrette dal padre, mentre alle donne è affidato il commento patetico della scena. Non si cada però nell’errore di considerare il dipinto un’espressione troppo scoperta delle idee repubblicane dell’autore se non altro per il fatto che fu commissionato a David dalla Corona francese. Per fare una parentesi prima di procedere con il discorso, il simbolo del braccio teso, retaggio della classicità, fu ampiamente adottato dal governo italiano e tedesco a metà del secolo scorso; non a caso anch’essi regimi in cui lo stato assumeva una prospettiva totalizzante come la Francia rivoluzionaria.
Durante il periodo della rivoluzione e della successiva instaurazione dell’impero, David riacquistò un senso di partecipazione corale al destino della Francia in preda a cambiamenti epocali. Circa la paganità che investe la nuova autorità imperiale esemplare è il quadro “Napoleone al passo del San Bernardo” (1800) dove vediamo la figura idealizzata del giovane generale che, come un novello Annibale, indica all’esercito la via attraverso le Alpi in sella ad un destriero rampante. Sullo sfondo si intravedono le truppe e i cannoni francesi pronti per l’imminente invasione della penisola italiana.
Ancora più rappresentativo in tal senso è “L’Incoronazione di Napoleone e Giuseppina” (1806-07), un dipinto che si riallaccia alla tradizione barocca purificata però dallo sguardo razionale del neoclassicismo, simbolo evidente della modificata concezione del potere: si passa dall’idea del potere percepito come diretta emanazione di quello divino al potere come auto-investitura dell’uomo. Sulla destra, tra i membri del clero, vediamo seduto Papa Pio VII, mentre la scena è dominata dal famoso gesto del neo-imperatore che, sollevando la corona, è pronto a incoronare imperatrice la propria consorte. Con la cessazione delle commissioni napoleoniche nel 1810 (un sodalizio iniziato nel 1804) e la successiva caduta dell’imperatore, David si ritirò in un esilio volontario in Belgio dove terminò la propria carriera con la morte avvenuta nel 1825.

Joseph Mallord William Turner (1776-1851)

Tra i pittori inglesi più famosi di sempre, William Turner rappresenta la corrente irrazionale e sublime del romanticismo della prima metà del 1800. Turner è attratto in particolare dagli elementi della natura, da quelle forze che nello scatenarsi mostrano la loro supremazia sull’uomo. L’aspetto più importante della sua pittura è quello di unire la fascinazione e l’interesse per il mondo con il tentativo di sperimentare nuove tecniche che potessero rappresentarlo: fin dagli esordi l’artista destò per questo meraviglia e indignazione nei suoi contemporanei, tuttavia, nonostante i frequenti attacchi, l’inglese riuscì a mantenere la propria posizione di artista più illustre della sua generazione. Da queste ricerche nasce l’impressione di trovarsi sempre innanzi a quadri che ritraggono ambienti fantastici quando invece seono sempre generati dall’esperienza personale. In questo senso, come vedremo, Turner può essere indicato come il primo vero artista moderno, cioè il pittore che per primo perturbò l’immagine del soggetto rappresentato. Durante le sue ricerche sulla rappresentazione giunse a risultati che arrivarono a prefigurare in ampio anticipo sui tempi non solo l’impressionismo ma anche l’informale dell’arte del XX secolo. Se David è moderno soprattutto nei contenuti Turner lo è a maggior ragione nella forma.

Gli esordi pittorici del giovane William denunciano un approccio alla composizione di stampo neoclassico legato alla poetica del pittoresco, cioè dell’osservazione del passaggio e dei mutamenti atmosferici. Ad esempio ne “Il declino dell’impero cartaginese” (1817), il vero protagonista dell’immagine è la grande luce che proviene dal fondo, punto di fuga ideale nel quale convergono le quinte degli edifici classici che si affacciano sul canale del porto. Oltre l’evidente passione per la luce e la natura già coltivata da Turner in quest’opera, l’episodio rimane però ancora legato a tematiche e a forme usuali, presentando un’immagine ridondante di dettagli e ancora vicina ad una certa linearità figurativa neoclassica.

Tra i più celebri dipinti di Turner è da annoverare “La valorosa Temeraire trainata all’ultimo ancoraggio per essere demolita” (1838). Custodita alla National Gallery di Londra, la tela rappresenta la famosa nave da guerra Temeraire, impegnata in battaglia nel1805 a Trafalgar, dove l’ammiraglio Nelson trovò la morte, pur battendo Napoleone. Il glorioso vascello rifulge per l’ultima volta in tutta la sua dignità mentre viene malinconicamente portato alla demolizione. In questo dipinto già i contorni definiti dei primi lavori tendono a sfuocarsi e a farsi più corrotti; il tratto netto ma morbido sembra riguardare ormai soltanto le imbarcazioni mentre il cielo e il mare si fondono tra loro in sfumature azzurre e arancioni mentre, ancora una volta, il sole all’orizzonte si offre da punto di fuga laterale dell’intera composizione.

Della progressiva confusione cromatica dell’immagine come esito della ricerca di Turner, uno degli esempi più esplicativi è “Vapore al largo di Harbour’s Mouth durante una tempesta”(1840). La tecnica veloce e l’annullamento del disegno sono gli estremi esiti del sublime romantico perseguito dal pittore inglese, un sublime che esalta le forze caotiche della natura, come il mare burrascoso. Turner raccontò che, trovandosi su un’imbarcazione, sorpreso da una tempesta si era fatto legare all’albero della nave impegnandosi a descrivere la scena se fosse sopravvissuto. Ed ecco il risultato: il pittore inglese vuole rendere visibile il caos prodotto dalla pioggia, dal vento e dall’acqua del mare e per fare questo crea un indistinto magma grigiastro che avvolge cielo e terra soffocando la barca al centro, ormai ridotta ad una rapida impressione. Il paesaggio reale è rivissuto nella forza espressiva dei colori che stravolgano la visione naturale, la riducono spesso a semplici giochi di luce. In conclusione abbiamo sinteticamente dimostrato il fondamentale apporto di Turner al colorismo puro, primo passo verso la Rivoluzione informale del XX secolo.

LUCA FUMAGALLI

Fonte: Il Cinghiale Corazzato, foglio di informazione e cultura a cura della CAP dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, numero 30-31, Dicembre 2009

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