La religione di Cristo Re o il relativismo di Assisi?

Centro studi Giuseppe Federici – Per una nuova insorgenza
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La religione di Cristo Re o il relativismo di Assisi?

Viva Cristo Re!
Auguriamo a tutti i lettori una buona festa di Cristo Re, con la speranza che Nostro Signore Gesù Cristo ritorni a regnare nella società dopo aver debellato le logge e le lobby dei suoi nemici (e dopo aver cacciato i modernisti dalla Chiesa…).
In onore di Cristo Re pubblichiamo – nella sua versione integrale – la preghiera composta da Leone XIII che Pio XI prescrisse per l’ultima domenica di ottobre, nella festa liturgica da lui istituita in onore della regalità sociale. Nel 1959 Giovanni XXIII fece censurare le parti relative alla conversione dei giudei, dei musulmani e dei pagani. Nelle chiese dell’Ecclesia Dei e “motu proprio” quale versione verrà recitata? Quella secondo lo spirito del Vangelo o quella secondo lo spirito di Assisi?
Segnaliamo inoltre una bella intervista a don Franceco Ricossa, superiore dell’Istituto Mater Boni Consilii, sulla giornata di Assisi.

Consacrazione del genere umano al Sacratissimo Cuore di Gesù da recitarsi ogni anno all’ultima domenica di ottobre
O Gesù dolcissimo, o Redentore del genere umano, riguardate a noi umilmente prostrati innanzi al vostro altare. Noi siamo vostri, e vostri vogliamo essere; e per vivere a voi più strettamente congiunti, ecco che ognuno di noi, oggi spontaneamente si consacra al vostro sacratissimo Cuore. Molti, purtroppo, non vi conobbero mai; molti, disprezzando i vostri comandamenti, vi ripudiarono. O benignissimo Gesù, abbi misericordia e degli uni e degli altri e tutti quanti attira al vostro Sacratissimo Cuore. O Signore, siate il Re non solo dei fedeli che non si allontanarono mai da voi, ma anche dì quei figli prodighi che vi abbandonarono; fate che questi, quanto prima, ritornino alla casa paterna, per non morire di miseria e di fame. Siate il Re di coloro che vivono nell’inganno e dell’errore, o per discordia da voi separati; richiamateli al porto della verità, all’unità della fede, affinché in breve si faccia un solo ovile sotto un solo pastore. Siate il re finalmente di tutti quelli che sono avvolti nelle superstizioni dell’Idolatria e dell’Islamismo; e non ricusate di trarli tutti al lume e al regno vostro.  Riguardate finalmente con occhio di misericordia i figli di quel popolo che un giorno fu il prediletto; scenda anche sopra di loro, lavacro di redenzione di vita, il sangue già sopra essi invocato, Largite, o Signore, incolumità e libertà sicura al la vostra Chiesa, largite a tutti i popoli la tranquillità dell’ordine. Fate che da un capo all’altro della terra risuoni quest’unica voce: Sia lode a quel Cuore divino da cui venne la nostra salute; a lui si canti gloria e onore nei secoli dei secoli. Amen

Intervista a don Ricossa sulla giornata di Assisi
Intervista di Roberto Ortelli a don Francesco Ricossa su Radio Padania Libera sulla giornata ecumenica di Assisi. Si possono scaricare i files mp3 a questi link:
2 parte della trasmissione (1 parte dell’intevista)
http://93.62.165.62/rplpod/trasmissione.asp?ad_id=4538&
3 parte della trasmissione (2 parte dell’intevista)
http://93.62.165.62/rplpod/trasmissione.asp?ad_id=4539&

Comments (2)

 

  1. da il Giornale 29.X.11 scrive:

    Perché è impossibile scusarsi per la storia

    di Ida Magli

    Uno dei problemi forse più gravi della nostra società e del nostro tempo è l’incapacità di capire la storia. Si è discusso molto, è vero, di «revisionismo», ma anche su che cosa si intenda per revisionismo è difficile trovare un accordo. Il Novecento, secolo di grande e rinnovato sviluppo delle discipline storiche, ci ha lasciato la più grande conquista: collocare sempre l’avvenimento nel suo contesto. Contesto psicologico, religioso, politico, culturale o, se si vuole dirlo nei termini dell’antropologia, capire il punto di vista dell’indigeno, ossia dell’attore di quella storia, contemporaneamente soggetto e oggetto di quel particolare contesto. La Chiesa non ha mai riconosciuto validità al nuovo modo di intendere e di fare storia, cosa che, se è permesso dirlo, le impedisce di comprendere non soltanto il proprio passato, ma anche ciò che afferma come valido in assoluto nell’attualità.
    Il «mea culpa» che Benedetto XVI ha pronunciato ieri a nome di tutte le Chiese per gli errori dei cristiani, condannando le violenze commesse dai crociati e dall’inquisizione, mette in crisi sia i credenti nella Chiesa come istituzione divina che coloro che la guardano semplicemente come un’istituzione religiosa e politica importante.
    Dal punto di vista dei credenti riconoscere come colpevoli i crociati è davvero un pugno nel petto. Le crociate sono state decise dai Papi, finanziate con denaro chiesto a tutti i fedeli, anche i più poveri, con cicli massicci di predicazione apposita e incrementate con la promessa della salvezza eterna per tutti quelli che andavano a combattere per riconquistare la Terra santa.
    La Madonna li proteggeva con una particolare benedizione ed era soprattutto questa fiducia nella Madonna a consolare le famiglie rimaste prive dell’affetto e del lavoro degli uomini per molti anni o per sempre.
    Chi, dunque, ha sbagliato? I Papi che hanno indetto le crociate o i singoli fedeli? Potevano davvero, in quel contesto, i cristiani pensare che i Papi sbagliassero? Non credere alla promessa della salvezza eterna per chi, per quanto peccatore, offriva la propria vita a Cristo? Noi adesso non vogliamo pensare che anche i Papi, come molti politici, considerino i popoli colpevoli di ciò che decidono i loro capi, Re, Imperatori, Dittatori che siano. Da questo punto di vista non è ancora stato risolto il tragico dilemma delle responsabilità per quanto riguarda la Seconda guerra mondiale.
    È anche per questo che chiediamo a un Papa tedesco, di cui comprendiamo e rispettiamo la sofferenza, di non mettere sulle spalle dei credenti e non credenti di oggi, con una maniera così generica e ambigua di ripensare la storia, dei nuovi pesi che essi non sono in grado, e non meritano di portare.
    In realtà è difficilissimo, anzi quasi impossibile, chiedere scusa per la storia, perch´ la storia è fatta da uomini e gli uomini, ivi inclusi quelli dell’istituzione Chiesa, vivono nella storia, in quel dato tempo, in quel dato luogo, in quel dato contesto politico, sociale, culturale, morale. Forse per tentare di salvarsi da questi legami la Chiesa dovrebbe rinunciare alla sua organizzazione nel mondo e consegnare il Vangelo alla libera azione dei credenti. Che lo voglia o no, infatti, quello che dice il Papa, comprese le scuse, ha una valenza politica nei confronti di tutti gli Stati, in primis l’Italia, e ovviamente nei confronti degli Stati musulmani.
    Il punto nevralgico per la Chiesa, nell’ambito di questa riflessione, è il «relativismo». Forse c’è un equivoco su ciò che i Papi intendono per relativismo.
    Ma dal punto di vista dello storico la cosa è viceversa molto chiara.
    Il Papa ha chiesto scusa per l’inquisizione: cosa ne facciamo adesso di tutti quegli inquisitori che la Chiesa ha canonizzato? San Bernardino da Siena che mandava al rogo le streghe e i sodomiti di Firenze, sbagliava? O era l’Istituzione Chiesa di quei tempi, la teologia di quei tempi che era responsabile dei suoi errori? La Chiesa ha affermato che è santo, dunque che non sbagliava.
    Non sarebbe meglio ammettere la relatività del vissuto storico, ivi incluso quello della Chiesa?

  2. admin scrive:

    Ovviamente la conclusione è opposta a quella della Magli che pure fa un’analisi lucida. Semmai bisogna mettere tra parentesi questi anni come estranei alla tradizione e al Magistero della Chiesa. La Chiesa cattolica ad Assisi non c’era. :)

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