Rassegna stampa nella festa di Sant’Andrea apostolo (30 novembre 2011)

Rassegna stampa del 30.11.2011 
 
Per leggere gli ultimi comunicati visitate il blog del Centro Studi Federici:
http://federiciblog.altervista.org/

Camerieri trinariciuti
L’alta finanza traccia il solco ma è la sinistra che lo difende.
 
Monti non appartiene ai poteri forti/1
http://www.trilateral.org/go.cfm?do=Page.View&pid=34
 
Monti non appartiene ai poteri forti/2
http://tv.libero-news.it/video/103556/_Monti_un_massone_iniziato_due_volte_.html

Curriculum/1
Ministro della Giustizia: Paola Severino. Nel 2002 è stata per settimane vicepresidente in pectore del Csm ma poi ha rinunciato alla candidatura, costatando il disaccordo sulla proposta dell’Udc. La professoressa Paola Severino oltre a essere un avvocato penalista molto conosciuto è vicerettore dell’Università Luiss «Guido Carli» della Confindustria. Dal 30 luglio 1997 al 30 luglio 2001 ha rivestito la carica di vicepresidente del Consiglio della magistratura militare. Proprio mentre rivestiva quell’incarico ha vinto la classifica dei manager pubblici più ricchi: nel 1998 dichiarò infatti un reddito da 3,3 miliardi di vecchie lire. La prima donna ministro della Giustizia nella storia della Repubblica italiana è uno dei più noti avvocati penalisti. Ha difeso, tra gli altri, Romando Prodi nel processo sulla vendita della Cirio, il legale della Fininvest Giovanni Acampora nel processo Imi-Sir, Francesco Gaetano Caltagirone nell’inchiesta di Perugia su Enimont, Cesare Geronzi per il crac della Cirio, l’ex segretario generale del Quirinale Gaetano Gifuni nell’indagine sui fondi per la gestione della tenuta di Castelporziano. Ha lavorato nello studio di Giovanni Maria Flick prima che il professore fosse nominato Guardasigilli del governo Prodi, ha rappresentato l’Unione delle comunità ebraiche nel processo al nazista Erich Priebke, e tra le società-colosso alle quali ha dato assistenza legale ci sono Eni e Telecom.
http://www.oggi.it/attualita/gallery/i-ministri-del-governo-monti-tutte-le-biografie/?pid=54007
 
Curriculum/2
Ministro degli Esteri: Giulio Terzi di Sant’Agata. L’attuale ambasciatore a Washington e’ stato scelto per guidare la Farnesina. Bergamasco, classe 1946, Terzi si è laureato in Giurisprudenza a Milano con specializzazione in diritto internazionale. Entrato in carriera diplomatica nel 1973, tra gli incarichi ricoperti all’estero di particolare rilievo, Terzi è stato ambasciatore d’Italia in Israele tra il 2002 e il 2004 ed è noto, fra l’altro, per essere stato l’uomo che gettò le basi per la storica visita di Fini nello Stato ebraico nel novembre 2003.
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Timoni, bussole, grembiulini
(…) Arriva dunque da lontano l’idea che «complotti» e «burattinai» decidano il destino di tutti gli altri comuni mortali.
«La gente non crede più al diavolo ma ai diavoli. L’ossessione complottista, la ricerca ossessiva di chi sta dietro è un modo per compensare il bisogno istintivo di attribuire il male a qualcuno». (…)
Come nel caso dei massoni?
«Sì. Invece la massoneria inglese o americana ha un grande impegno civile, dà una mano anche alla Chiesa. Da noi, piuttosto, è stata identificata come una mano nera visto che è sempre stata anticlericale. E così rientra a buon diritto nel paniere dei diavoli alternativi» (…)
(Intervista a Vittorio Messori, www.iltempo.it dell’11.11.2011, segnalazione di http://www.agerecontra.it/public/press/?p=14430 )
 
Il lato b del mondialismo
Saranno individuate a Torino le priorità in tema di promozione e tutela dei diritti sulle quali lavoreranno nel 2012 i gruppi e le organizzazioni del mondo lgbt in Europa. Si apre infatti stamane all’Hotel Ambasciatori la 15a Conferenza di Ilga-Europe, sezione dell’Ilga International, Lesbian, Gay, Bisexual, Trans and Intersex Association. I lavori proseguiranno fino a domenica, con un fitto calendario di sessioni plenarie e workshop e la presenza di personalità di primo piano. Come Anna Grodzka, prima transessuale eletta al Parlamento polacco, Robin Brand, leader dell’organizzazione americana che forma ed aiuta ad eleggere a cariche pubbliche i leader apertamente lgbt. Ancora: l’ombudsman della Georgia, George Tugushi o Jeaffrey Dudgeon. (…) La Conferenza, promossa dal Coordinamento Torino Pride Lgbt, insieme alle organizzazioni nazionali italiane che aderiscono ad Ilga (Arcigay, Arcilesbica, Famiglie Arcobaleno, Associazione Radicale Certi Diritti, 3D), serve a mettere a confronto le esperienze dei diversi paesi e a definire l’agenda delle politiche. Il tema scelto è «Diritti umani e “Valori tradizionali”: scontro o dialogo?». E se da un lato il comitato organizzatore registra positivamente che per la prima volta nella storia italiana, un grande appuntamento del mondo lgbt ha ottenuto il patrocinio di Senato, Camera, Ministero Pari Opportunità, Provincia, Comune, Esperienza Italia 150, dall’altro gli studi di Ilga-Europe evidenziano la pessima posizione dell’Italia nella mappa dei diritti. Secondo il rapporto 2011, l’Italia ha punteggio «zero», come Lettonia e Malta. Il punteggio migliore è del Regno Unito, 12,5. (…)
(Fonte: http://www3.lastampa.it/torino/sezioni/cronaca/articolo/lstp/426753/ )
 
Impatti mediatici: un soldato ucciso vale molto meno di un soldato prigioniero
Un altro soldato armeno della milizia di Difesa della repubblica del Nagorno Karabakh è stato colpito a morte da un cecchino azero in violazione del cessate il fuoco. Si tratta del diciannovenne AREN SIMONYAN. Il tragico episodio è avvenuto questa mattina alle ore 8,40 locali lungo la linea di confine con l’Azerbaigian. Nel corso dell’ultima settimana vi sono state centocinquanta violazioni azere del cessate il fuoco con circa un migliaio di colpi sparati contro le postazioni armene. Sono stati registrati anche voli di ricognizione da parte di droni azeri.
(Fonte: http://www.karabakh.it/ del 19 novembre 2011)
 
Siria: Benedetto XVI poco ecumenico con Assad
“Io, cristiano libanese, vi spiego perché la Chiesa siriana non deve avere paura di scaricare il presidente Assad, seguendo l’esempio di Benedetto XVI e del Vaticano”. Camille Eid, giornalista di Avvenire e docente di Lingua araba in Università Cattolica, contattato da Ilsussidiario.net commenta così l’intervista a Bashar Assad pubblicata ieri dal Sunday Telegraph. Per l’esperto, “i vescovi siriani temono l’ascesa al potere dei sunniti, ma la loro non è una scelta lungimirante. La caduta di Assad presto o tardi è inevitabile. Appoggiarlo rischia solo di creare dei rancori nei confronti dei cristiani, il cui compito dovrebbe essere invece di costituire un elemento di coesione all’interno della società”. (…)
Qual è la posizione dei cristiani siriani nei confronti delle rivolte contro Assad?
Per me, cristiano libanese, questo è un punto dolente. La posizione della gerarchia ecclesiastica è completamente allineata a quella del regime. I cristiani temono l’alternativa islamista a un regime che tutto sommato si considera laico. Partendo dall’esperienza irakena, la Chiesa siriana ritiene che il crollo del regime basato sulla minoranza alawita aprirà le porte a un nuovo regime, necessariamente sunnita. Ma prende in considerazione soltanto una delle possibili ipotesi. Il regime di Assad del resto ha cercato di mantenere il potere grazie a un’alleanza tra minoranze, inclusa quella cristiana, contro la maggioranza sunnita. (…)
Il Vaticano ha appoggiato la linea dei vescovi siriani?
No, la Santa sede ha cercato di tenersi lontana dalla loro posizione. Tanto è vero che lo scorso agosto Benedetto XVI ha chiesto ad Assad di fermare le violenze, da qualsiasi parte provengano. La considero una posizione molto netta, e i vescovi siriani dovrebbero tenerne conto. (…)
(Fonte: http://www.ilsussidiario.net/News/Esteri/2011/10/31/SIRIA-Eid-ora-i-cristiani-lascino-Assad-e-seguano-il-Papa/3/218490/ )

La Chiesa vietnamita sempre perseguitata, l’Occidente sempre vigliacco
Hanoi (AsiaNews) – Nelle ultime due settimane i cattolici vietnamiti in patria e all’estero hanno pregato continuamente per la parrocchia di Thai Ha, nel Vietnam del nord. E’ incredibile che ben 600 poliziotti e funzionari del governo locale abbiano circondato la parrocchia dei Redentoristi, e si siano impadroniti dei terreni della parrocchia. Sacerdoti e religiosi redentoristi sono stati maltrattati e minacciati, ma i giovani e i parrocchiani continuano a recarsi a Thai Hà per pregare Dio e la Madonna del perpetuo Soccorso. Funzionari del partito comunista locale hanno spezzato il crocefisso di Đồng Chiêm, versato sporcizie sulla statua della Vergine nella parrocchia, fatto irruzione all’improvviso nel cortile della Chiesa e profanato l’eucarestia, portata dalla cattedrale di Hanoi. Più di cento teppisti hanno attaccato la chiesa e minacciato di morte i Redentoristi. Hanno violato, loro che sono autorità locali, la libertà religiosa. Laddove c’è comunismo e materialismo ateo in Vietnam, la religione è oppressa. Paul Hung, della parrocchia di Thái Hà ha dichiarato ad AsiaNews: “Molte persone hanno sofferto l’ingiustizia della prigione senza processo, Nel contesto della città di Hanội, ora, le autorità locali hanno usato malviventi, forze di polizia per reprimere e arrestare i fedeli: patrioti come p. Nguyen Van Ly, 20 bloggers e 15 giovani cattolici. Molti parrocchiani a Thái Hà pensano che “il governo di Hanoi sta dialogando con i preti Redentoristi, e invece usa teppisti per devastare e distruggere la parrocchia. Hanno dato ordine alle forze locali di polizia in borghese di occuparsi delle violazioni della legge. Usano teppisti per attaccare i fedeli e i religiosi, evitando così le critiche di Human Rights Watch o di altre organizzazioni per i diritti umani”. (…) Ma la solidarietà verso la Chiesa vietnamita tarda a farsi sentire in altre parti del mondo.
(AsiaNews del 24 novembre 2011)
  
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Comments (6)

 

  1. da loritatinelli.it scrive:

    SENATO DELLA REPUBBLICA

    Legislatura 16º – 2ª Commissione permanente – Resoconto sommario n. 252 del 21/09/2011

    PROCEDURE INFORMATIVEIndagine conoscitiva sul fenomeno della manipolazione mentale dei soggetti deboli, con particolare riferimento al fenomeno delle cosiddette “sette”: audizione di esperti in materia.

    Il presidente CENTARO introduce le audizioni odierne dando conto brevemente delle questioni oggetto dell’indagine conoscitiva.

    La dottoressa TINELLI illustra preliminarmente alla Commissione la propria attività di psicologa svolta a sostegno di coloro che desiderano sottrarsi a realtà settarie. Sottolinea quindi come le sette maggiormente distruttive e pericolose sono proprio quelle che fanno uso di tecniche comunicative mediate dal marketing o dalla psicologia e che sono in grado di determinare la quiescenza dei neofiti. Nella prassi molto spesso il neofita si avvicina alla setta senza conoscerne le reali finalità. Esse infatti assumono talvolta la natura di associazioni di tipo culturale, celando gli obiettivi concreti. I danni che l’adesione a tali sette distruttive può determinare sono rilevanti sul piano psicologico: non sono infrequenti problemi di dissociazione mentale, stati che permangono anche dopo che l’adepto è fuoriuscito dalla realtà della setta. Nell’immediato il soggetto che aderisce alla setta tende a sottrarsi al proprio contesto sociale recidendo anche i rapporti familiari più stretti. Alla propria vita sono sostituite unicamente le attività suggerite dalla setta. La legislazione vigente non appare in grado di perseguire talune condotte che per quanto pericolose, non si concretizzano in reati comuni. Segnala quindi una recente sentenza in merito ai reati commessi dall’Associazione The Sacred path di Bari del tribunale ordinario di Milano per un fatto di reato sessuale. Nella ricostruzione del fatto il magistrato si sofferma a descrivere quello che è il contesto nel quale tali reati si sono perpetrati.

    Il dottor SCARINGELLA fa presente che la propria attività accademica si è concentrata nello studio dell’incidenza della sintomatologia dissociativa nell’ambito dei fenomeni settari. Al riguardo, sottolinea le evidenti difficoltà incontrate nel tentativo di pervenire alla individuazione di indicatori tali da distinguere la persuasione legittima da una socialmente pericolosa. Per quanto concerne la sintomatologia dissociativa la scienza psicologica si sta interrogando sul carattere preesistente o post traumatico di essa.

    La senatrice ALLEGRINI (PdL), dopo aver chiesto ulteriori ragguagli circa il caso giudiziario citato chiede chiarimenti in ordine alle modalità attraverso le quali i soggetti che intendono uscire dalla sette si rivolgono alle associazioni a sostegno delle vittime di comunità settarie. Domanda poi se possa essere individuato il confine fra la persuasione socialmente accettabile e condotte di manipolazione mentale. Nella configurazione del reato di manipolazione mentale chiede se sia necessario anche che il legislatore tenga conto di un’eventuale valutazione sulla condizione psicologica del soggetto ed in particolare su alcuni indici di vulnerabilità, analogamente a quanto si verifica nel reato di stalking, laddove viene in rilievo lo stato di ansia generato dalla vittima. Per quanto riguarda poi i soggetti manipolatori chiede se tale condotta possa essere perpetrata anche da un singolo individuo. Conclude chiedendo se nelle sette più pericolose sia prevalente la connotazione religiosa o se esse assumono la natura di associazioni che perseguono attività in apparenza innocue.

    La dottoressa TINELLI osserva preliminarmente come la propria Associazione si occupi per lo più di casi eclatanti i quali vedono talvolta anche il suicidio degli adepti. Le richieste di intervento inoltrate anche per le vie brevi sono avanzate spesse volte da familiari dell’adepto, i quali constatano impotentemente l’allontanamento del proprio congiunto. Sulla distinzione fra persuasione socialmente accettabile e condotte manipolatorie esistono numerosi studi in particolare nel mondo statunitense. Tali studi si sono concentrati anche sui danni che tali esperienze di adesione settaria possono comportare, nonché sugli indici di tale manipolazione. In particolare nell’adepto si registra fra le altre un cambiamento nello stile di vita e addirittura nel linguaggio. Ciò rende oltremodo difficile l’uscita dell’adepto dalla setta. E’ indubbio che il legislatore debba tenere conto dell’elemento psicologico della vittima, il plagio infatti non può configurarsi come una realtà statica ed univoca. La dipendenza relazionale può anche determinarsi al di fuori di una realtà di gruppo interessando quindi anche due soli soggetti.

    Il senatore PERDUCA (PD) chiede se le conseguenze negative alle quali va incontro colui che decide di sottrarsi alla setta di appartenenza possano essere utilizzate dalla setta stessa come strumenti di ulteriore pressione nei confronti dei membri.

    La dottoressa TINELLI sottolinea come nei confronti di coloro che decidono di uscire da una setta venga attuata una politica di emarginazione da parte della comunità. Dopo aver dato conto della drammatica situazione di coloro che nascono da soggetti aderenti ad una setta, si sofferma sulle difficoltà connesse alla ricostruzione della propria personalità. La pressione esercitata nei confronti di coloro che si sottraggono alle sette è spesso estesa anche a coloro che operano a sostegno di tali vittime.

    Il presidente CENTARO chiede che sia fornita una quantificazione del numero di gruppi di carattere settario ed in particolare di quelli maggiormente distruttivi e quindi pericolosi. Si domanda poi se vi sia una diversa articolazione territoriale delle sette stesse. Conclude chiedendo quali siano le tipologie prevalenti nei gruppi settari.

    La dottoressa TINELLI fa presente che una completa statistica sul fenomeno delle sette non è disponibile. L’ultimo studio svolto dal Ministero degli interni risale al 1998. Allora il numero di gruppi pericolosi risultava ampiamente circoscritto. Attualmente sono circa 500, di varia natura, i gruppi di carattere settario. Solo alcuni palesano il proprio carattere religioso. Numerosi e particolarmente pericolosi sono i gruppi del potenziale umano i quali, avvalendosi di tecniche di manipolazione mentale mediate dal marketing e dalla psicologia, condizionano la vita dei propri adepti. L’originaria differenziazione geografica delle tipologie di sette, al nord gruppi più tecnologizzati ed al sud sette maggiormente ancorate a figure di santoni o maghi, può considerarsi oggi superata. Attualmente gruppi del potenziale umano sono diffuse uniformemente su tutto il territorio nazionale.

    Il presidente CENTARO chiede quindi al dottor Calzolari una valutazione in ordine al disegno di legge n. 569.

    Il professor CALZOLARI, nel consegnare una nota scritta, manifesta la propria contrarietà al disegno di legge. Il reato di manipolazione mentale ricalca anche i vizi che hanno condotto la Corte costituzionale a dichiarare l’illegittimità del plagio. La sentenza n. 96 del 1981 fu emanata a seguito della questione di legittimità costituzionale sollevata dal giudice istruttore di Roma nel procedimento penale a carico di un sacerdote del movimento carismatico Redentor hominis, don Grasso, accusato da alcuni genitori di aver plagiato i figli minorenni. Se la scure della Corte costituzionale riuscì a sottrarre il sacerdote ad un processo ingiusto altrettanto non accadde nel 1964 ad Aldo Braibanti, questi accusato di aver indotto due giovani ad intrattenere con lui una relazione omosessuale, attraverso il fascino delle sue idee artistiche e filosofiche fu condannato per plagio. Tale processo il cui carattere marcatamente ideologico appare innegabile fu possibile solo in ragione dell’esistenza del reato di cui all’articolo 603. Le ragioni che portarono i giudici della Consulta a dichiarare l’illegittimità del plagio militano ancor oggi contro l’introduzione del reato di manipolazione. A ben vedere la scienza neurologica non ha acquisito in questi anni conoscenze tali da distinguere la manipolazione mentale dalla mera suggestione. La legislazione penale vigente poi già presenta strumenti in grado di reprimere i fenomeni criminogeni che alla realtà settaria talvolta si ricollegano. Molto spesso infatti si tenta di attribuire a reati comuni una giustificazione ideologica. Ciò si è verificato ad esempio nel caso delle “bestie di satana”. La propria contrarietà al reato di manipolazione mentale deve ascriversi anche alla difficoltà di distinguere tale fattispecie dalla mera suggestione. Appare evidente il rischio di perseguire anche uomini di fede, tenuto conto che in ogni credenza religiosa vi è un elemento di suggestione. A ben vedere le potenzialità liberticide di tale reato appaiono evidenti in alcune realtà europee, quali la Francia ed il Belgio, dove fra le sette considerate pericolose viene annoverata anche la Comunità di S. Egidio. Si domanda poi a chi competa e sulla base di quali criteri la definizione e l’individuazione di eventuali elenchi di sette pericolose. A suo parere è preferibile una situazione di anomia legislativa piuttosto che l’introduzione di un reato così generico.

    La relatrice ALLEGRINI (PdL) ritiene che per quanto difficile sia comunque possibile una distinzione fra condotte manipolatorie e mera suggestione. Non in tutti i casi la fascinazione conduce a comportamenti autolesionistici o comunque lesivi per la persona. Per quanto concerne poi la predisposizione di elenchi il disegno di legge non sembra prevederne esplicitamente.

    Il professor CALZOLARI ribadisce come la distinzione fra soggezione e mera suggestione sia per la scienza neurologica ancora difficile da definire. A ben vedere infatti risulta difficile non ascrivere a condotte manipolatorie e potenzialmente lesive della sopravvivenza individuale, l’attività pregevole di sostegno ed assistenza ai lebbrosi svolta da madre Teresa di Calcutta. La vocazione religiosa è a suo parere anch’essa manifestazione di una fascinazione irrazionale.

    Il senatore CASSON (PD) ritiene che il disegno di legge in esame non risolva i profili di incostituzionalità palesati dalla Consulta con riguardo alla condotta del reato di plagio. Chiede quindi che sia chiarito se sia possibile in qualche modo comprendere che cosa si debba intendere per tecniche di condizionamento della personalità, ovvero quali siano i mezzi materiali o psicologici in grado di generare suggestione.

    Il professor CALZOLARI concorda con i rilievi critici formulati dal senatore Casson circa la genericità della fattispecie del reato di manipolazione mentale. Il fatto che esistano attività umane potenzialmente autocondizionanti è innegabile anche se diventa difficile individuarne. Non tutti i gruppi di potenziamento umano plagiano i propri adepti. Molto spesso coloro che denunciano le sette sono proprio gli adepti più insoddisfatti ovvero quelli che cercano nella condanna della setta un manto psicologico a copertura di condotte criminogene. A ciò si aggiunga, ma anche su questo soccorre la legislazione penale vigente, il fatto che molto spesso le condotte criminogene sono poste in essere anche sotto l’uso di sostanze stupefacenti.

    Il senatore CASSON (PD) nel sottolineare come il reato di manipolazione mentale sia un reato di pericolo, si domanda se sia possibile determinare lo stato di soggezione.

    Il professor CALZOLARI critica in particolare l’avverbio “grandemente” con il quale si qualifica la limitazione della libertà di autodeterminazione. Non si comprende infatti secondo quali parametri debba essere valutata tale condizione. E’ indubbio che l’attività di San Francesco prima e di madre Teresa poi non potrebbero configurarsi come condotte manipolatorie.

    La dottoressa DI MARZIO fa presente come nel corso della sua esperienza professionale ella si sia trovata più volte di fronte alla richiesta, proveniente soprattutto da genitori e famiglie di adepti di gruppi a connotazione religiosa, di un intervento legislativo che individuasse la cosiddetta manipolazione mentale come fattispecie penalmente sanzionabile; in realtà, il tentativo di elaborare una definizione scientifica della manipolazione mentale, compiuto sulla base di analoghe sollecitazioni negli Stati Uniti nel corso degli anni ’90, si concluse con il riconoscimento da parte dell’APA, la più importante associazione americana di psichiatria clinica, della sostanziale impossibilità di definire tale comportamento.

    Beninteso, esistono, e rientrano nella comune esperienza, fenomeni di persuasione coercitiva, che però proprio per la loro diffusione nell’esperienza umana e nei meccanismi delle relazioni fra le persone non possono certamente costituire la base di una fattispecie incriminatrice.

    La dottoressa osserva fra l’altro come nella sua esperienza professionale ella abbia potuto osservare come di solito i problemi relazionali che le famiglie degli adepti considerano determinati da manipolazioni mentali compiute dal gruppo religioso, sono di solito preesistenti, e che la stessa definizione dei comportamenti dai quali si desumerebbe che il figlio o il parente è stato vittima di manipolazioni mentali, dipende dalla percezione soggettiva dei genitori o di altri componenti della famiglia: ad esempio, molte delle richieste di aiuto che ella ha ricevuto sono venute da parte di genitori che non accettano che la figlia, con un radicale cambiamento rispetto alle scelte di vita fino a quel momento perseguite, decida di farsi monaca di clausura, o da parte di genitori i cui figli hanno aderito all’Opus Dei o al movimento neocatecumenale, accettandone le regole di vita.

    Ovviamente, il rifiuto di introdurre nel diritto penale italiano il reato di manipolazione mentale non significa che non si riconosca come dalla percezione coercitiva praticata nell’ambito di gruppi e movimenti a carattere religioso o comunque esoterico non derivino frequenti comportamenti criminali; tuttavia, si tratta di condotte già adesso previste come singole fattispecie di reato e quindi già adesso perseguibili.

    Il professor INTROVIGNE fa in primo luogo presente che, oltre ad essere direttore del CESNUR e all’aver svolto una lunga attività scientifica nel campo delle nuove religioni, è consulente del gruppo di lavoro dell’OSCE contro il razzismo e la discriminazione religiosa, che nello scorso mese di maggio, in un rapporto sull’Italia, ha espresso un’opinione fortemente critica sul disegno di legge in esame; tuttavia, egli interviene a questa audizione a titolo personale e non in rappresentanza dell’OSCE.

    In ogni caso, egli esprime una valutazione decisamente contraria all’introduzione nel nostro ordinamento del reato di manipolazione mentale e ciò sulla base di due argomentazioni che possono apparire a prima vista in contraddizione fra loro: in primo luogo, infatti, l’introduzione di questo reato rischia di risultare inefficace. In proposito egli osserva che negli ultimi anni una disciplina analoga a quella che si vuole introdurre con il disegno di legge in titolo è stata approvata in due Paesi europei, e cioè dalla Spagna nel 1994 e dalla Francia nel 2001. In pratica, fino ad oggi in Spagna non è stata pronunciata una sola condanna per tale reato, mentre in Francia sono state pronunciate pochissime condanne nei confronti però di gruppi assolutamente marginali e che non erano certo le sette considerate più “pericolose”, in riferimento alla cui azione era stata immaginata la legge.

    Questa difficoltà applicativa deriva in realtà dalla vaghezza della fattispecie incriminatrice, e cioè la manipolazione mentale, una nozione che compare in psicologia per la prima volta nelle riflessioni di psicologi tedeschi di orientamento marxista, come Wilhelm Reich, di fronte al fenomeno per loro apparentemente incomprensibile dell’adesione non solo di borghesi ma anche di operai al nascente movimento nazionalsocialista, un’adesione che confliggendo platealmente con la teoria della coscienza di classe sembrava poter essere spiegata solo in termini di manipolazione mentale.

    Questo concetto fu ampiamente sviluppato e perfezionato nel corso della guerra fredda, dove nell’ambito degli psicologi che collaboravano con la CIA si teorizzò che il comunismo fosse un’ideologia troppo assurda perché qualcuno potesse seguirla liberamente, senza essere stato vittima di manipolazioni mentali che si supponeva che in Russia e in Cina fossero state portate ad elevata perfezione tecnica; è proprio in tale ambito che l’agente della CIA Edward Hunter coniò la fortunata espressione “lavaggio del cervello”.

    Successivamente, la stessa argomentazione della “evidente assurdità” fu adottata per spiegare in termini di manipolazione mentale il persistere delle credenze religiose nel mondo moderno, dapprima da parte dello psichiatra britannico William Sargant nei confronti del cattolicesimo e del protestantesimo fondamentalista e più tardi, di fronte all’evidente impossibilità di teorizzare l’esistenza di tecniche di manipolazione mentale che riguardavano la maggioranza dei cittadini, nei confronti, in particolare negli studi di Margaret Singer, delle cosiddette “sette”, vale a dire delle religioni a carattere nuovo e marginale.

    E’ evidente l’autoreferenzialità e la circolarità di un ragionamento che fa dipendere dalla valutazione dell’osservatore sulla plausibilità delle singole concezioni politiche, sociali o religiose l’inferenza che esse possano essere inculcate esclusivamente per via di manipolazione mentale.

    Ne consegue una vaghezza e un’indeterminatezza della fattispecie incriminatrice che, come appunto dimostra l’esperienza spagnola e francese, consente a qualunque imputato che abbia una buona difesa tecnica e che possa esibire periti di parte preparati di garantirsi l’assoluzione.

    La seconda ragione, apparentemente opposta, per cui appare inopportuna l’introduzione della nuova figura di reato, è la sua pericolosità. Infatti, se è vero che molto difficilmente si possono ottenere condanne per questo capo di imputazione, è anche vero – e i pochi casi francesi lo dimostrano – che sono proprio i soggetti marginali e meno forti economicamente che corrono il rischio, magari per una difesa insufficiente, di vedersi condannati per una fattispecie che potenzialmente può essere usata per colpire modi di pensare non conformisti.

    L’oratore si dichiara consapevole del fatto che l’intento di questo disegno di legge è quello di assicurare un più efficace quadro normativo per la prevenzione di reati che spesso maturano nell’ambito dei fenomeni neoreligiosi; tuttavia, appare assolutamente improprio contenere questi comportamenti devianti, che quando avvengono integrano fattispecie di reato già esistenti nel nostro codice, perseguendo comportamenti difficili da definire e dimostrare, in base ad accuse che si fondano spesso essenzialmente sul malanimo e sul bisogno di giustificare i propri fallimenti di una parte degli ex adepti.

    Il professor Introvigne conclude ricordando come in questo campo l’Italia, con la sentenza della Corte costituzionale del 1981 – sentenza fra l’altro che, al contrario di quanto viene spesso ricordato, non si riferiva al caso Braibanti, certamente il primo che coinvolse l’opinione pubblica in un dibattito sul reato di plagio, ma al caso del sacerdote carismatico padre Emilio Grasso – abrogò l’articolo 603 del codice penale per contrasto con gli articoli 21 e 25 della Costituzione. Con tale sentenza, il giudice delle leggi non invitò il Parlamento a formulare in maniera più aderente al dettato costituzionale la fattispecie incriminatrice, ma ritenne che la fattispecie stessa non fosse accoglibile nel nostro ordinamento in quanto non configurabile se non come un indeterminato e vago reato di pericolo, essendo invece già puntualmente descritte e sanzionate le eventuali fattispecie di danno che, in ipotesi, si sarebbero potute determinare, e che pertanto il plagio si sostanziava come una sorta di reato immaginario utilizzato per perseguire idee e comportamenti impopolari o sgraditi.

    Il senatore MUGNAI (PdL), nel ringraziare la dottoressa Di Marzio e il professor Introvigne per le loro considerazioni ampiamente condivisibili, come pure quelle già svolte dal professor Calzolari, osserva però che la legislazione vigente lascia un cono d’ombra nel quale, in assenza di fattispecie sanzionate penalmente, alcuni soggetti deboli possono rimanere privi di protezione. Egli chiede quindi agli auditi se non pensino che i problemi da essi sollevati possano essere risolti attraverso una formulazione del reato di manipolazione mentale più puntuale rispetto a quella proposta dal disegno di legge n. 569, nel senso di non configurarlo come un mero reato di pericolo, ma collegare la manipolazione mentale alla sussistenza di fatti o comportamenti dannosi per il soggetto passivo che si siano effettivamente prodotti, quali il rifiuto di seguire cure mediche indispensabili o la cessione in pura perdita di una parte rilevante delle proprie risorse economiche e patrimoniali.

    Il senatore PERDUCA (PD), nell’apprezzare e condividere le considerazioni svolte dagli auditi, chiede quale sia attualmente lo stato delle indagini delle neuroscienze sull’esistenza effettiva di meccanismi che possono integrare fenomeni di manipolazione mentale.

    Anche il senatore CASSON (PD) chiede agli auditi se ritengano che vi siano spazi per una definizione più puntuale della fattispecie incriminatrice, per quanto anch’egli convenga sul fatto che, anche alla luce della sentenza della Corte costituzionale n. 69 del 1981, si debba ritenere che non vi siano allo stato vuoti legislativi da riempire.

    Il professor INTROVIGNE si sofferma in primo luogo, rispondendo alla domanda del senatore Perduca, sullo stato della ricerca neuroscientifica, osservando che la problematica della manipolazione mentale non possa essere liquidata come ciarpame pseudoscientifico, in particolare gli studi di Lifton e Schein hanno messo in luce l’esistenza di un ampio campo di studio in gran parte tuttora inesplorato sui meccanismi della persuasione e del condizionamento, anche se da questi studi stessi vengono decise indicazioni circa la pericolosità di introdurre fattispecie incriminatici attesa la complessa e sfuggente definizione dei vari gradi e dei vari modi con cui si manifestano questi meccanismi nelle più varie manifestazioni della vita associata.

    Per quanto riguarda invece le questioni poste dai senatori Mugnai e Casson, il professor Introvigne fa presente come appaia di tutta evidenza che – al di là di fenomeni come quelli dei kamikaze islamici indicati nella relazione del disegno di legge ad adiuvandum e che evidentemente afferiscono a problematiche ben diverse – il “bersaglio” del disegno di legge siano in realtà fenomeni a carattere magico o parareligioso in cui soggetti più o meno deboli vengono indotti a pagare somme esorbitanti per ottenere presunti vantaggi, o a cedere parti rilevanti del loro patrimonio alla comunità; orbene, come dimostrano i notissimi casi di Mamma Ebe e di Vanna Marchi, la legislazione vigente ha ampiamente consentito di condannare per truffa – quindi per artefici o raggiri diretti ad ottenere un’indebita utilità – e per altri reati le responsabili di questi comportamenti, che probabilmente sarebbe stato molto più difficile condannare per un’imputazione come quella che si intende introdurre con il disegno di legge n. 569, come dimostra un grave fenomeno di cronaca verificatosi in Spagna, assai simile nella condotta al caso di Mamma Ebe ma di dimensioni ben più ampie, che si trascina nelle corti di quel Paese da ben 12 anni senza aver trovato una sua conclusione.

    La dottoressa DI MARZIO fa presente come le neuroscienze abbiano da tempo tentare di identificare nel sistema neurocerebrale una specifica area “responsabile” dell’elaborazione del sentimento religioso, senza però riuscirci, data la complessità del fenomeno religioso stesso, che coinvolge l’intera personalità e i suoi rapporti con lo specifico quadro storico e culturale in cui esso si manifesta.

    Il professor CALZOLARI interviene ricordando come la natura fortemente culturale e soggettiva della nozione di “lavaggio del cervello” e manipolazione mentale descritta dal professor Introvigne, abbia trovato di recente una singolare riprova nel dibattito in corso all’Università islamica egiziana di Al Azhar in relazione allo scandalo suscitato da alcuni musulmani che si erano convertiti al cristianesimo, vicenda che seguiva quella di alcune donne che avevano musulmane che avevano chiesto di entrare in un convento copto. Probabilmente anche per mitigare la pena prevista per gli apostati, alcuni studiosi di diritto islamico avevano sostenuto che era impossibile che un musulmano, che in quanto tale possiede la verità e la conoscenza della legge, possa cambiare religione se non per effetto di una manipolazione mentale e si sono pertanto rivolti al verdetto della psichiatria per chiedere con quali strumenti essa potesse essere stata realizzata.

    Il presidente CENTARO, nel ringraziare gli auditi per la completezza e il livello di approfondimento degli interventi, dichiara conclusa l’audizione e rinvia il seguito dell’indagine conoscitiva ad altra seduta, comunicando altresì che tutti i contributi scritti forniti dagli auditi saranno disponibili per la pubblica consultazione.

    La seduta termina alle ore 15,50.

    —————————————————————————–

    Mercoledì 28 settembre alle ore 14,30 in Commissione Giustizia proseguirà l’indagine conoscitiva sul fenomeno della manipolazione mentale dei soggetti deboli, con particolare riferimento al fenomeno delle cosiddette “sette” (riferita al ddl n. 569), con l’audizione di esperti

  2. ruma ruma cignale scrive:

    il giornale, 2/12/2011

    Bruxelles Al parlamento europeo, come in tutte le istituzioni del mondo, non si può fumare. Ma in una piccola stanza al quarto piano di rue Wiertz 60, nell’edificio che l’europarlamento ha intitolato ad Altiero Spinelli, questa regola non vale.

    Nigel Farage

    Qui, tra una enorme bandiera inglese, una bara a dimensioni reali con stampato il simbolo dell’euro e una caricatura di Van Rompuy ( presidente del Consiglio europeo, ndr ), siede il deputato inglese Nigel Farage, ultras degli euro scettici a Bruxelles. Farage, lingua tagliente con sarcasmo tipico degli inglesi, ha acquisito una certa notorietà anche in Italia dopo il suo celebre j’accuse pronunziato contro i tecnocrati europei nel celebre discorso del 16 novembre scorso.

    Appena ci sediamo per l’intervista, subito si accende una sigaretta e sorridendo mi dice: «Qui si può, in questo ufficio c’è libertà! This is a free zone . Lei non solo può, ma deve fumare».

    Mr. Farage, lei nel suo intervento di qualche settimana fa, ha detto che non vuole vivere in un’Europa dominata dalla Germania. Ma è davvero quello che sta avvenendo?
    «Oggi le posizioni apicali qui a Bruxelles sono rappresentate da uomini come Barroso, Van Rompuy e anche Mr. Juncker, (presidente del Gruppo dell’Eurozona, ndr ). Nessuno di loro è stato eletto e nessuno ha lalegittimità e l’autorità per governare e prendere decisioni che influenzano in modo definitivo la vita degli Stati sovrani. Sono persone di basso profilo, di bassa qualità, gente che non ha lasciato il segno nemmeno nel proprio Paese, non hanno capacità di leadership. I tedeschi stanno perseguendo una politica che distruggerà le economie di parecchi altri Paesi europei».

    Lei ha detto che Berlusconi è stato destituito dai burocrati dell’Ue,come Papandreu.Berlusconi avrebbe dovuto resistere a questo «golpe finanziario »?
    «Penso che Berlusconi sia stato il vostro leader abbastanza a lungo, e che oramai fosse arrivato il momento di andare via, ma solo perché va così. È successo alla Thatcher e ora è successo a Silvio, è normale. Ma è strano che sia stato sostituito (o destituito) da Monti, che non faceva nemmeno parte del Parlamento e ora è senatore. Questo signore ha formato un governo senza nemmeno un politico eletto. Penso che sia una delle cose più incredibili per un grande Paese occidentale come l’Italia. È assurdo! Non riesco a capire perché i politici italiani non stiano a gridare. I vostri politici dovrebbero dire che il governo democratico è stato esautorato. È così che iniziano le dittature, se lo ricordi caro Parenzo… Nel Regno Unito non sarebbe mai potuta accadere una cosa del genere.

    E cosa poteva fare Berlusconi?
    «Non capisco perché abbia accettato il governo Monti. Certo, il vostro premier era indebolito dal fatto che fosse alla fine del suo ciclo, ma, a parte Berlusconi, la maggioranza dei parlamentari italiani si sarebbero dovuti alzare a protestare e avrebbero dovuto dire che è inaccettabile. Ci è stato imposto dalla Merkel e da Van Rompuy. Siete governati da un fantoccio scelto da una potenza straniera. Avete rinunciato alla democrazia e avete dato a questa gente un potere eccessivo. Monti dice che ha bisogno di essere il leader solo per 18 mesi, ma potrebbero essere anche 18 anni. Una volta che avete accettato questo principio, cosa può fermarlo? » Però Monti dice che metterà a posto i conti pubblici italiani, farà la riforma delle pensioni.
    ( Una sonora risata anticipa la sua risposta ). «Sì, farà ciò che il suo capo tedesco gli dirà di fare. È la verità…»

    Qual è il ruolo di Sarkozy?
    «Sta lì, col petto gonfio, ma non lo sa nemmeno lui… è la Merkel a manovrarlo, come un piccolo fantoccio lo tiene buono dentro una tasca dei suoi tailleur».

    Cosa pensa della vita privata di Berlusconi? Quei fatti hanno contribuito ad indebolirlo?
    «Ne sono estremamente invidioso. A parte gli scherzi, mi dispiace molto non essere mai stato invitato ad una delle sue feste! Scherzo, ma non dimentichi che conosco l’Italia abbastanza bene.

    Ho avuto un’agenzia a Milano per diversi anni. Ho conosciuto molto bene il mercato italiano. Nessun Paese europeo ha sofferto tanto l’instabilità politica fino al 1995. I governi cadevano continuamente, mentre Berlusconi ha portato stabilità. Bisogna fargli i complimenti per questo!»

    Passera, ex banchiere, è oggi il plenipotenziario del ministero allo Sviluppo economico. Sarebbe possibile in Inghilterra?
    «Dubito che sarebbe possibile. Sarebbe un incubo. È stato ovvio dall’inizio che Grecia e Portogallo non sarebbero mai sopravvissute con l’Euro. Ma l’Italia ha bisogno delle svalutazioni competitive e i mercati dei tassi di interesse suggeriscono che l’Italia non si confà molto ad un modello in cui la Germania domina. Penso che nel vostro Paese dobbiate discutere sul vostro futuro: nell’Euro o no? Un dibattito serio dovrebbe avviarsi immediatamente ».

    Voi avete la regina, noi abbiamo Giorgio Napolitano… «Napolitano è colpevole, perché lui, come presidente, ha consentito questo abuso della democrazia. Non è in grado di essere il vostro presidente. Il suo ruolo di presidente è di difendere la Costituzione, e ha fallito nel farlo. Dovreste licenziarlo».

    Licenziarlo? Ma che dice? Non si può, mica è un dipendente della Lehman Brothers.
    «Ho detto proprio così. Licenziate Napolitano. È complice di questo delitto alla democrazia. Dio salvi la regina… Arrivederci, ora ho da fare. Devo preparare un documento su questi farabutti europei».

  3. DA VIRGILIONOTIZIE.IT: scrive:

    Giudice in manette, aiutava la ‘ndrangheta in cambio di favori

    Condanna dell’Anm: fatti gravi causano indignazione. Indagato anche il Gip di Palmi corrotto con escort e viaggi

    Milano30 nov. (TMNews) – Un giudice di Reggio Calabria, secondo le accuse, ha favorito la ‘ndrangheta in cambio di favori. Nella città calabrese alcuni giudici aiutavano le ‘ndrine e sono stati corrotti con viaggi, soggiorni, escort e favoritismi. Sono i primi particolari che emergono dall’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip diMilanoGiuseppe Gennari che riguarda 10 persone, tra cui un consigliere regionale, un avvocato e un maresciallo della Guardia di Finanza. Il giudice Giuseppe Vincenzo Giglio, coinvolto nella vicenda e finito in manette, sarebbe stato corrotto favorendo la carriera della moglie Alessandra Sarlo, dirigente della Provincia diventata commissario straordinario della Asl diVibo ValentiaAsl poi inquisita per mafia. Mentre il gip di Palmi Giancarlo Giusti, perquisito e indagato nell’ambito dell’inchiesta milanese coordinata dal pm Ilda Boccassini, sarebbe stato corrotto con una serie di viaggi e soggiorni aMilanopagati dall’associazione con l’utilizzo di una ventina di escort diverse. Gli inquirenti stanno cercando di capire che cosa il giudice avrebbe dato in cambio al boss Giulio Giuseppe Lampada. Tra le persone finite in carcere anche il maresciallo capo della Gdf Luigi Mongelli di Reggio Calabria. I reati contestati sono di corruzione e di favoreggiamento personale di un esponente del clan Lampada, con l’aggravante di aver commesso questi reati al fine di agevolare le attività della ‘ndrangheta. Nella stessa inchiesta sono stati arrestati per concorso esterno in associazione mafiosa Francesco Morelli, componente del Consiglio Regionale della Calabria, eletto nella lista “Pdl-Berlusconi per Scopelliti”, l’avvocato Vincenzo Minasi, difensore fra gli altri di Maria Valle. Dura la condanna dell’Anm: “I fatti che emergono dagli atti d’indagine della dda della procura della Repubblica diMilanonei confronti anche di magistrati in servizio in uffici giudiziari calabresi appaiono oggettivamente gravi e suscitano sconcerto e indignazione”. Pmz-Cla

  4. ruma ruma cignale scrive:

    Effettivamente, un caro amico mi parlava della visione della UE quale Super- Stato di derivazione sovietica. A questo punto, la domanda è lecita: ma ci credete Voi all’epopea di Gorbaciov e della perestrojka?

    Da http://www.disinformazione.it:
    A
    ngela Merkel, una neo-conservatrice alla Presidenza dell’Unione Europea
    Thierry Meyssan – tratto da http://www.voltairenet.org/article144629.html#auteur29
    Mentre Angela Merkel assume la presidenza dell’Unione europea nel primo semestre 2007, Thierry Meyssan ritorna sul percorso sorprendente di questa responsabile della propaganda comunista della RDA diventata cancelliere cristiano democratica della Germania riunificata.
    Sottolinea i suoi legami assunti con i neo-conservatori e la sua concezione di una leadership degli Stati Uniti in Europa

    Angela Merkel e George Walker Bush
    Angela Merkel è nata nel 1954 ad Amburgo (Repubblica Federale tedesca). Poco dopo la sua nascita, la famiglia fece la scelta poco comune di passare all’Est. Suo padre, pastore della chiesa luterana, fonda un seminario nella Repubblica Democratica tedesca e dirige una casa per handicappati. Si astiene da ogni critica pubblica contro il regime ed usufruisce di uno statuto sociale privilegiato: dispone di due automobili e si muove spesso all’Ovest.
    Angela Merkel prosegue gli studi brillantemente, fino al suo dottorato in fisica. Sposa un fisico, Ulrich Merkel, di cui divorzia rapidamente. Quindi, si trasferisce con il professore Joachim Sauer, divorziato pure lui, ma già padre di due bambini. La Sig.ra Merkel diventa ricercatrice in fisica quantistica all’Accademia delle Scienze.
    Contemporaneamente, si impegna in politica dentro la Freie Deutsche Jugend (gioventù libere tedesche), l’organizzazione di inquadramento dei giovani devoti allo Stato. Sale di grado al punto da diventare segretario del dipartimento agitazione e propaganda. Diventa una delle principali esperti in comunicazione politica della dittatura socialista. A titolo professionale e politico, viaggia spesso nell’ambito del blocco sovietico, in particolare a Mosca, ancor più parla correttamente il russo.
    Benché sia stata auspicata e preparata da tempo, la caduta del muro di Berlino, nel novembre 1989, sorprende tutte le cancellerie. La CIA tenta di costituire il cambio reclutando responsabili del “ancien régime” che accettano di servire gli Stati Uniti come lo fecero per l’URSS.
    Un mese più tardi, Angela Merkel volta gabbana e senza avvertire passa con armi e bagagli al Demokratischer Aufbruch (Risveglio Democratico), un nuovo movimento ispirato della democrazia cristiana tedesco-occidentale. Occupa immediatamente le stesse funzioni precedenti, tranne che il posto è intitolato secondo il vocabolario tedesco-occidentale: “incaricata delle relazioni con la stampa”.
    Tuttavia, sembra che il presidente del Demokratischer Aufbruch, Wolfgang Schnur è un ex collaboratore della Stasi, la polizia politica della dittatura socialista. La Sig.ra Merkel stessa annuncia alla stampa queste notizie dolorose che costringono il sig. Schnur a dimettersi e gli permettono di prendere il suo posto alla presidenza del movimento.
    Al termine delle ultime elezioni legislative della RDA, entra al governo di Lothar de Maizière, di cui ne diventa il portavoce, benché Demokratischer Aufbruch abbia raccolto soltanto lo 0,9% dei voti. Soprattutto, in questo periodo transitorio, partecipa attivamente ai negoziati “2+4″ che mettono fine allo statuto quatripartitico di Berlino e all’occupazione alleata, come pure ai negoziati in previsione della riunificazione tedesca. Per evitare, dice lei, un esodo massiccio dall’Est verso l’Ovest, ella si applica a fare entrare senza indugio nella RDA nell’economia di mercato e la zona Marco.

    Angela Merkel e Ehud Olmert
    Al suo fianco, il compagno, Joachim Sauer, lavora nella ditta statunitense Biosym Technology. Passa un anno a San Diego (California) nel laboratorio di questa società che collabora col Pentagono. Resterà successivamente come esperto presso Accelrys, un’altra società di San Diego collaboratrice del Pentagono. A suo fianco, Angela Merkel perfeziona il suo inglese.
    Una volta sciolta la RDA nella RFA e Demokratischer Aufbruch nel Christlich Demokratischen Unione (CDU – Unione dei cristiani democratici), Angela Merkel è eletta deputato al Bundestag ed entra nel governo di Helmut Kohl. Benché quest’ultimo nonostante le tradizioni, sceglie questa giovane donna venuta dall’Est, divorziata, senza figli e convivente, come Ministro della famiglia, della Gioventù e della condizione delle donne.
    In 14 mesi, la responsabile comunista della propaganda delle gioventù della RDA è diventata Ministro cristiano democratico della gioventù della RFA. D’altra parte, lascerà un magro bilancio nel suo primo ministero.
    Proseguendo la sua carriera all’interno della CDU, Angela Merkel tenta invano di farsi eleggere alla presidenza regionale del partito di Brandeburgo. Tuttavia, Lothar de Maizière, che è diventato vicepresidente nazionale del partito, e accusato di relazioni lontane con la polizia politica tedesca dell’est deve dimettersi. La Sig.ra Merkel lo sostituisce.
    Nel 1994, il Ministro dell’ambiente, della Protezione della natura e per la sicurezza nucleare, Klaus Töpfer, viene nominato alla direzione del Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente, al termine di un lunga braccio di ferro che lo oppone alla Federazione delle camere di commercio e d’industria (DIHK). Questi ultimi gli rimproverano di sottovalutare le realtà economiche. Helmut Kohl nomina allora la sua protetta per sostituirlo mettendo così fine alla crisi. Subito dopo il suo arrivo al ministero, fa pulizia allontanando gli alti funzionari rimasti fedeli al suo predecessore.
    È a questo periodo che fa amicizia con il suo omologo francese, Dominique Voynet.
    Nel 1998, il cancelliere Kohl fa sapere agli Stati Uniti la sua opposizione ad un intervento internazionale in Kosovo. Mentre i democratici sociali di Gerhard Schröder e i Verdi di Joschka Fischer comparano Slobodan Milosevic ad Adolf Hitler e chiedono la guerra umanitaria.
    La stampa atlantica allora si scatenò allora contro il cancelliere attribuendogli le difficoltà economiche del paese a seguito della riunificazione. I cristiani democratici sono scappati dall’ondata rosso-verde delle elezioni di settembre 1998. Schröder accede alla cancelleria e nomina Fischer, Ministro degli Esteri.
    Tuttavia, appare che Helmut Kohl e la sua guardia ravvicinata ha accettato finanziamenti occulti dal CDU, ma rifiuta di rivelare i nomi dei donatori per rispettare la parola data.
    Angela Merkel pubblica allora un’editoriale coraggioso nello Frankfürter Allgemeine Zeitung (1) pur distanziandosi dai suoi mentori. In questo modo, ha costretto Helmut Kohl a ritirarsi dal partito, quindi il presidente del CDU, Wolfgang Schäuble, a dimettersi. In nome della morale pubblica, si è impadronita così della presidenza del partito. Lungo la strada, si è conformata alla morale cristiana democratica sposando il suo compagno.
    Ormai Angela Merkel è pubblicamente sostenuta da due gruppi mediatici.
    Può contare su Friede Springer, erede del gruppo Axel Springer (180 giornali e riviste di cui Bild, Die Welt…). I giornalisti del gruppo sono obbligati a firmare una clausola editoriale che precisa che devono lavorare allo sviluppo dei legami transatlantici e alla difesa dello Stato di Israele.
    Angela Merkel può anche contare sulla sua amica Liz Mohn, direttrice del gruppo Bertelsmann, numero uno dei mass media in Europa (gruppo RTL, gruppo Prisma, gruppo Random House ecc.).
    La Sig.ra Mohn è anche vice presidente della fondazione Bertelsmann, pilastro intellettuale dell’atlantismo europeo.
    Angela Merkel s’appoggia sui consigli di Jeffrey Gedmin, il suo collegamento a Berlino del clan Bush. Questo lobbista ha inizialmente lavorato all’American Enterprise Institute (AEI) (2) sotto la direzione di Richard Perle e della signora Dick Cheney. Incoraggiò vivamente la creazione dell’euro a parità con il dollaro. Nell’ambito dell’AEI, ha diretto la Nuova iniziativa atlantica (NAI) che riuniva tutti quelli che contano tra generali e politici filoamericani in Europa.
    Quindi ha partecipato al Progetto per un Nuovo Secolo Americano (PNAC) ed ha redatto il capitolo sull’Europa nel programma dei neo-conservatori. Vi segnala che l’Unione europea deve restare sotto l’autorità della NATO e che ciò non può essere realizzato che “scoraggiando gli appelli europei all’emancipazione” (3). Infine, è amministratore del Consiglio della Comunità Delle Democrazie (CCD) (4), che raccomanda un’ONU a due marce, ed ha preso la direzione dell’Aspen Institute di Berlino (5). Successivamente, ha declinato l’offerta del suo amico John Bolton (6) per diventare ambasciatore aggiunto degli Stati Uniti all’ONU in modo da dedicarsi esclusivamente all’inquadramento di Angela Merkel
    Nel 2003, il dipartimento di Stato affida a Jeffrey Gedmin e Craig Kennedy un vasto programma di “diplomazia pubblica”, cioè di propaganda, che include le sovvenzioni segrete a giornalisti e opinionisti in Europa occidentale (7).
    Nel 2003, il cancelliere Gerhard Schröder si oppone all’operazione anglosassone in Iraq. Angela Merkel pubblica allora un’editoriale coraggioso nel Washington Post (8) nel quale, confuta la dottrina Chirac-Schröder d’indipendenza dell’Europa, affermando la sua gratitudine e la sua amicizia all’America”, e sostiene la guerra.
    Nel maggio 2004, rimescola le carte imponendo l’elezione alla presidenza della Repubblica Federale di Germania del banchiere Horst Köhler, principale redattore del Trattato di Maastricht e artefice dell’euro, presidente della BERD (Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo) e direttore del FMI (Fondo Monetario Internazionale). Poi, lancia una campagna “patriottica” contro l’islamismo radicale.
    Lunga tutta la campagna legislativa del 2005, la Merkel stigmatizza l’aumento della disoccupazione e l’incuria dei socialisti democratici nel diminuirla. La CDU avanza di 21 punti nei sondaggi. E’ allora che il suo consigliere occulto, Jeffrey Gedmin, l’interpella in una lettera aperta pubblicata da Die Welt. Dopo avere criticato il modello economico tedesco, egli scrive: “Prima di fare avanzare il paese, dovete superare intellettualmente quest’individui nostalgici che trascinano i piedi. Se Sarkozy succede a Chirac, forse la Francia conoscerà uno sviluppo. Sarebbe spiacevole che la Germania continuasse a regredire”. Rispondendo a quest’invito, Angela Merkel rivela le sue soluzioni. Mette davanti uno dei suoi consulenti, l’ex-giudice alla Corte costituzionale Paul Kirchhof, ed il gruppo dell’iniziativa Neue Soziale Marktwirtschaft (l’iniziativa per la nuova economia sociale di mercato) (9). Annuncia la soppressione della progressività dell’imposta sul reddito: il tasso sarà lo stesso per quelli che hanno soltanto il necessario e coloro che vivono nel superfluo. Il cancelliere uscente, Gerhard Schröder critica duramente questo progetto in occasione di un dibattito televisivo. Il vantaggio del CDU è polverizzato. In definitiva, la CDU ottiene il 35% dei voti e la SPD 34 %, il resto si è disperso tra le piccole formazioni. I tedeschi non volevano più Schröder, ma nemmeno la Merkel. Al termine di lunghe e penose trattative, una grande coalizione è costituita: Angela Merkel è cancelliere, ma deve cedere la metà dei ministeri all’opposizione.
    Impose la partecipazione di un contingente tedesco alla forza multinazionale comandata dagli Stati Uniti in Afghanistan. Quindi, in occasione dell’intervento israeliano in Libano, impone uno spiegamento navale tedesco nell’ambito della FINUL dichiarando: “se la ragione di essere della Germania è di garantire il diritto all’esistenza di Israele, non possiamo dire, ora che quest’esistenza è minacciata, che non facciamo nulla”.
    Dal 1° gennaio 2007, la signora Merkel presiede l’Unione europea. Non fa mistero della sua intenzione di spingere Francia e i Paesi Bassi ad accettare l’equivalente del progetto di Trattato costituzionale che hanno respinto nel referendum; né della sua intenzione di rilanciare il progetto di fusione tra la zona di libero scambio nord-americana e la zona di libero scambio europea per creare un “grande mercato transatlantico”, secondo la vecchia formula di Sir Leon Brittan
    Thierry Meyssan
    [1] Frankfürter Allgemeine Zeitung, 22 décembre 1999.
    [2] « L’Institut américain de l’entreprise à la Maison-Blanche », Réseau Voltaire, 21 juin 2004.
    [3] « Europe and NATO : Saving the Alliance » par Jeffrey Gedmin in Present Dangers. Crisis and Opportunity in American Foreign and Defense Policy sous la direction de Robert Kagan et William Kristol, Encounter Books, 2000.
    [4] « La démocratie forcée » par Paul Labarique, Réseau Voltaire, 25 janvier 2005.
    [5] « L’Institut Aspen élève les requins du business », Réseau Voltaire, 2 septembre 2004.
    [6] « John Bolton et le désarmement par la guerre », Réseau Voltaire, 30 novembre 2004.
    [7] « Selling America , Short » par Jeffrey Gedmin et Craig Kennedy, The National Interest n°74, Hiver 2003.
    [8] « Schroeder Doesn’t Speak for All Germans » par Angela Merkel, The Washington Post, 20 février 2003.
    [9] Ce think tank se réclame de l’économie sociale de marché mise en place par le chancelier Ludwig Erhard dans les années 1963-66 en s’appuyant sur le Plan Marshall.

    http://www.disinformazione.it

  5. ruma ruma cignale scrive:

    Effettivamente, un caro amico mi parlava della visione della UE quale Super- Stato di derivazione sovietica. A questo punto, la domanda è lecita: ma ci credete Voi all’epopea di Gorbaciov e della perestrojka?

    Da http://www.disinformazione.it:
    A
    ngela Merkel, una neo-conservatrice alla Presidenza dell’Unione Europea
    Thierry Meyssan – tratto da http://www.voltairenet.org/article144629.html#auteur29
    Mentre Angela Merkel assume la presidenza dell’Unione europea nel primo semestre 2007, Thierry Meyssan ritorna sul percorso sorprendente di questa responsabile della propaganda comunista della RDA diventata cancelliere cristiano democratica della Germania riunificata.
    Sottolinea i suoi legami assunti con i neo-conservatori e la sua concezione di una leadership degli Stati Uniti in Europa

    Angela Merkel e George Walker Bush
    Angela Merkel è nata nel 1954 ad Amburgo (Repubblica Federale tedesca). Poco dopo la sua nascita, la famiglia fece la scelta poco comune di passare all’Est. Suo padre, pastore della chiesa luterana, fonda un seminario nella Repubblica Democratica tedesca e dirige una casa per handicappati. Si astiene da ogni critica pubblica contro il regime ed usufruisce di uno statuto sociale privilegiato: dispone di due automobili e si muove spesso all’Ovest.
    Angela Merkel prosegue gli studi brillantemente, fino al suo dottorato in fisica. Sposa un fisico, Ulrich Merkel, di cui divorzia rapidamente. Quindi, si trasferisce con il professore Joachim Sauer, divorziato pure lui, ma già padre di due bambini. La Sig.ra Merkel diventa ricercatrice in fisica quantistica all’Accademia delle Scienze.
    Contemporaneamente, si impegna in politica dentro la Freie Deutsche Jugend (gioventù libere tedesche), l’organizzazione di inquadramento dei giovani devoti allo Stato. Sale di grado al punto da diventare segretario del dipartimento agitazione e propaganda. Diventa una delle principali esperti in comunicazione politica della dittatura socialista. A titolo professionale e politico, viaggia spesso nell’ambito del blocco sovietico, in particolare a Mosca, ancor più parla correttamente il russo.
    Benché sia stata auspicata e preparata da tempo, la caduta del muro di Berlino, nel novembre 1989, sorprende tutte le cancellerie. La CIA tenta di costituire il cambio reclutando responsabili del “ancien régime” che accettano di servire gli Stati Uniti come lo fecero per l’URSS.
    Un mese più tardi, Angela Merkel volta gabbana e senza avvertire passa con armi e bagagli al Demokratischer Aufbruch (Risveglio Democratico), un nuovo movimento ispirato della democrazia cristiana tedesco-occidentale. Occupa immediatamente le stesse funzioni precedenti, tranne che il posto è intitolato secondo il vocabolario tedesco-occidentale: “incaricata delle relazioni con la stampa”.
    Tuttavia, sembra che il presidente del Demokratischer Aufbruch, Wolfgang Schnur è un ex collaboratore della Stasi, la polizia politica della dittatura socialista. La Sig.ra Merkel stessa annuncia alla stampa queste notizie dolorose che costringono il sig. Schnur a dimettersi e gli permettono di prendere il suo posto alla presidenza del movimento.
    Al termine delle ultime elezioni legislative della RDA, entra al governo di Lothar de Maizière, di cui ne diventa il portavoce, benché Demokratischer Aufbruch abbia raccolto soltanto lo 0,9% dei voti. Soprattutto, in questo periodo transitorio, partecipa attivamente ai negoziati “2+4″ che mettono fine allo statuto quatripartitico di Berlino e all’occupazione alleata, come pure ai negoziati in previsione della riunificazione tedesca. Per evitare, dice lei, un esodo massiccio dall’Est verso l’Ovest, ella si applica a fare entrare senza indugio nella RDA nell’economia di mercato e la zona Marco.

    Angela Merkel e Ehud Olmert
    Al suo fianco, il compagno, Joachim Sauer, lavora nella ditta statunitense Biosym Technology. Passa un anno a San Diego (California) nel laboratorio di questa società che collabora col Pentagono. Resterà successivamente come esperto presso Accelrys, un’altra società di San Diego collaboratrice del Pentagono. A suo fianco, Angela Merkel perfeziona il suo inglese.
    Una volta sciolta la RDA nella RFA e Demokratischer Aufbruch nel Christlich Demokratischen Unione (CDU – Unione dei cristiani democratici), Angela Merkel è eletta deputato al Bundestag ed entra nel governo di Helmut Kohl. Benché quest’ultimo nonostante le tradizioni, sceglie questa giovane donna venuta dall’Est, divorziata, senza figli e convivente, come Ministro della famiglia, della Gioventù e della condizione delle donne.
    In 14 mesi, la responsabile comunista della propaganda delle gioventù della RDA è diventata Ministro cristiano democratico della gioventù della RFA. D’altra parte, lascerà un magro bilancio nel suo primo ministero.
    Proseguendo la sua carriera all’interno della CDU, Angela Merkel tenta invano di farsi eleggere alla presidenza regionale del partito di Brandeburgo. Tuttavia, Lothar de Maizière, che è diventato vicepresidente nazionale del partito, e accusato di relazioni lontane con la polizia politica tedesca dell’est deve dimettersi. La Sig.ra Merkel lo sostituisce.
    Nel 1994, il Ministro dell’ambiente, della Protezione della natura e per la sicurezza nucleare, Klaus Töpfer, viene nominato alla direzione del Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente, al termine di un lunga braccio di ferro che lo oppone alla Federazione delle camere di commercio e d’industria (DIHK). Questi ultimi gli rimproverano di sottovalutare le realtà economiche. Helmut Kohl nomina allora la sua protetta per sostituirlo mettendo così fine alla crisi. Subito dopo il suo arrivo al ministero, fa pulizia allontanando gli alti funzionari rimasti fedeli al suo predecessore.
    È a questo periodo che fa amicizia con il suo omologo francese, Dominique Voynet.
    Nel 1998, il cancelliere Kohl fa sapere agli Stati Uniti la sua opposizione ad un intervento internazionale in Kosovo. Mentre i democratici sociali di Gerhard Schröder e i Verdi di Joschka Fischer comparano Slobodan Milosevic ad Adolf Hitler e chiedono la guerra umanitaria.
    La stampa atlantica allora si scatenò allora contro il cancelliere attribuendogli le difficoltà economiche del paese a seguito della riunificazione. I cristiani democratici sono scappati dall’ondata rosso-verde delle elezioni di settembre 1998. Schröder accede alla cancelleria e nomina Fischer, Ministro degli Esteri.
    Tuttavia, appare che Helmut Kohl e la sua guardia ravvicinata ha accettato finanziamenti occulti dal CDU, ma rifiuta di rivelare i nomi dei donatori per rispettare la parola data.
    Angela Merkel pubblica allora un’editoriale coraggioso nello Frankfürter Allgemeine Zeitung (1) pur distanziandosi dai suoi mentori. In questo modo, ha costretto Helmut Kohl a ritirarsi dal partito, quindi il presidente del CDU, Wolfgang Schäuble, a dimettersi. In nome della morale pubblica, si è impadronita così della presidenza del partito. Lungo la strada, si è conformata alla morale cristiana democratica sposando il suo compagno.
    Ormai Angela Merkel è pubblicamente sostenuta da due gruppi mediatici.
    Può contare su Friede Springer, erede del gruppo Axel Springer (180 giornali e riviste di cui Bild, Die Welt…). I giornalisti del gruppo sono obbligati a firmare una clausola editoriale che precisa che devono lavorare allo sviluppo dei legami transatlantici e alla difesa dello Stato di Israele.
    Angela Merkel può anche contare sulla sua amica Liz Mohn, direttrice del gruppo Bertelsmann, numero uno dei mass media in Europa (gruppo RTL, gruppo Prisma, gruppo Random House ecc.).
    La Sig.ra Mohn è anche vice presidente della fondazione Bertelsmann, pilastro intellettuale dell’atlantismo europeo.
    Angela Merkel s’appoggia sui consigli di Jeffrey Gedmin, il suo collegamento a Berlino del clan Bush. Questo lobbista ha inizialmente lavorato all’American Enterprise Institute (AEI) (2) sotto la direzione di Richard Perle e della signora Dick Cheney. Incoraggiò vivamente la creazione dell’euro a parità con il dollaro. Nell’ambito dell’AEI, ha diretto la Nuova iniziativa atlantica (NAI) che riuniva tutti quelli che contano tra generali e politici filoamericani in Europa.
    Quindi ha partecipato al Progetto per un Nuovo Secolo Americano (PNAC) ed ha redatto il capitolo sull’Europa nel programma dei neo-conservatori. Vi segnala che l’Unione europea deve restare sotto l’autorità della NATO e che ciò non può essere realizzato che “scoraggiando gli appelli europei all’emancipazione” (3). Infine, è amministratore del Consiglio della Comunità Delle Democrazie (CCD) (4), che raccomanda un’ONU a due marce, ed ha preso la direzione dell’Aspen Institute di Berlino (5). Successivamente, ha declinato l’offerta del suo amico John Bolton (6) per diventare ambasciatore aggiunto degli Stati Uniti all’ONU in modo da dedicarsi esclusivamente all’inquadramento di Angela Merkel
    Nel 2003, il dipartimento di Stato affida a Jeffrey Gedmin e Craig Kennedy un vasto programma di “diplomazia pubblica”, cioè di propaganda, che include le sovvenzioni segrete a giornalisti e opinionisti in Europa occidentale (7).
    Nel 2003, il cancelliere Gerhard Schröder si oppone all’operazione anglosassone in Iraq. Angela Merkel pubblica allora un’editoriale coraggioso nel Washington Post (8) nel quale, confuta la dottrina Chirac-Schröder d’indipendenza dell’Europa, affermando la sua gratitudine e la sua amicizia all’America”, e sostiene la guerra.
    Nel maggio 2004, rimescola le carte imponendo l’elezione alla presidenza della Repubblica Federale di Germania del banchiere Horst Köhler, principale redattore del Trattato di Maastricht e artefice dell’euro, presidente della BERD (Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo) e direttore del FMI (Fondo Monetario Internazionale). Poi, lancia una campagna “patriottica” contro l’islamismo radicale.
    Lunga tutta la campagna legislativa del 2005, la Merkel stigmatizza l’aumento della disoccupazione e l’incuria dei socialisti democratici nel diminuirla. La CDU avanza di 21 punti nei sondaggi. E’ allora che il suo consigliere occulto, Jeffrey Gedmin, l’interpella in una lettera aperta pubblicata da Die Welt. Dopo avere criticato il modello economico tedesco, egli scrive: “Prima di fare avanzare il paese, dovete superare intellettualmente quest’individui nostalgici che trascinano i piedi. Se Sarkozy succede a Chirac, forse la Francia conoscerà uno sviluppo. Sarebbe spiacevole che la Germania continuasse a regredire”. Rispondendo a quest’invito, Angela Merkel rivela le sue soluzioni. Mette davanti uno dei suoi consulenti, l’ex-giudice alla Corte costituzionale Paul Kirchhof, ed il gruppo dell’iniziativa Neue Soziale Marktwirtschaft (l’iniziativa per la nuova economia sociale di mercato) (9). Annuncia la soppressione della progressività dell’imposta sul reddito: il tasso sarà lo stesso per quelli che hanno soltanto il necessario e coloro che vivono nel superfluo. Il cancelliere uscente, Gerhard Schröder critica duramente questo progetto in occasione di un dibattito televisivo. Il vantaggio del CDU è polverizzato. In definitiva, la CDU ottiene il 35% dei voti e la SPD 34 %, il resto si è disperso tra le piccole formazioni. I tedeschi non volevano più Schröder, ma nemmeno la Merkel. Al termine di lunghe e penose trattative, una grande coalizione è costituita: Angela Merkel è cancelliere, ma deve cedere la metà dei ministeri all’opposizione.
    Impose la partecipazione di un contingente tedesco alla forza multinazionale comandata dagli Stati Uniti in Afghanistan. Quindi, in occasione dell’intervento israeliano in Libano, impone uno spiegamento navale tedesco nell’ambito della FINUL dichiarando: “se la ragione di essere della Germania è di garantire il diritto all’esistenza di Israele, non possiamo dire, ora che quest’esistenza è minacciata, che non facciamo nulla”.
    Dal 1° gennaio 2007, la signora Merkel presiede l’Unione europea. Non fa mistero della sua intenzione di spingere Francia e i Paesi Bassi ad accettare l’equivalente del progetto di Trattato costituzionale che hanno respinto nel referendum; né della sua intenzione di rilanciare il progetto di fusione tra la zona di libero scambio nord-americana e la zona di libero scambio europea per creare un “grande mercato transatlantico”, secondo la vecchia formula di Sir Leon Brittan
    Thierry Meyssan
    [1] Frankfürter Allgemeine Zeitung, 22 décembre 1999.
    [2] « L’Institut américain de l’entreprise à la Maison-Blanche », Réseau Voltaire, 21 juin 2004.
    [3] « Europe and NATO : Saving the Alliance » par Jeffrey Gedmin in Present Dangers. Crisis and Opportunity in American Foreign and Defense Policy sous la direction de Robert Kagan et William Kristol, Encounter Books, 2000.
    [4] « La démocratie forcée » par Paul Labarique, Réseau Voltaire, 25 janvier 2005.
    [5] « L’Institut Aspen élève les requins du business », Réseau Voltaire, 2 septembre 2004.
    [6] « John Bolton et le désarmement par la guerre », Réseau Voltaire, 30 novembre 2004.
    [7] « Selling America , Short » par Jeffrey Gedmin et Craig Kennedy, The National Interest n°74, Hiver 2003.
    [8] « Schroeder Doesn’t Speak for All Germans » par Angela Merkel, The Washington Post, 20 février 2003.
    [9] Ce think tank se réclame de l’économie sociale de marché mise en place par le chancelier Ludwig Erhard dans les années 1963-66 en s’appuyant sur le Plan Marshall.

    http://www.disinformazione.it

  6. ruma ruma cignale scrive:

    da MNews.it:
    Guardia di Finanza REGGIO CALABRIA: SCOPERTA MAXI EVASIONE FISCALE PER OLTRE 7,7 MILIONI DI EURO NEI CONFRONTI DI CAMPOLO GIOACCHINO “IL RE DEI VIDEOPOKER”

    Reggio Calabria 17 ottobre 2011 – Non solo “imponeva” le proprie apparecchiature nei locali della città, ma si guardava bene dal dichiarare i propri guadagni al fisco.

    Infatti, Campolo Gioacchino, manomettendo gli apparecchi elettronici da intrattenimento o da gioco di abilità, in modo tale che non trasmettessero le informazioni all’Amministrazione dei Monopoli di Stato, era riuscito a nascondere al fisco proventi per oltre 7.700.000,00 Euro.

    Così, dopo le note operazioni “Geremia” e “Les Diables”, che hanno portato all’arresto dell’imprenditore e alla disarticolazione dell’intero impero economico illecitamente accumulato dal noto “re dei videopoker”, la Guardia di Finanza, al termine di complessi accertamenti di natura tributaria, ha constatato anche l’ingente frode fiscale perpetrata.

    L’operazione condotta dal Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Reggio Calabria, coordinata dalla locale Direzione Distrettuale Antimafia – nelle persone del Procuratore Capo Giuseppe PIGNATONE e del Sot. Proc. D.ssa Beatrice RONCHI -, dopo la condanna a 18 anni di carcere e dopo i sequestri del patrimonio, integra la pretesa “risarcitoria” dello Stato nei confronti del Campolo

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