Esposto agli organi accademici

Cartellone affisso dalla Comunità Antagonista Padana, con Azione Universitaria e il Cuib d’Avanguardia, il 19 gennaio 2012

In questi giorni, i mezzi di comunicazione hanno portato all’attenzione del grande pubblico l’arrivo a Milano di uno spettacolo teatrale dal titolo “SUL CONCETTO DI VOLTO NEL FIGLIO DI DIO”, che verrà messo in scena dal 24 al 28 gennaio 2012 al Teatro Parenti.
In questa piéce teatrale, che ha già suscitato molte polemiche in Francia, è prevista una scena in cui alcuni attori, tra cui diversi bambini, lanciano degli escrementi e delle granate giocattolo contro il volto di Cristo. E’ evidente che tale messa in scena, somigliante più ad una sterile gazzarra irrispettosa e che nel nome della libertà artistica si permette di vilipendere i simboli della Religione Cattolica, ricorre a simili mezzi al solo fine di suscitare l’attenzione del pubblico e della stampa. Optando per questo genere di scelte, il talento degli autori della piéce si commenta da sé…ed il ricorrere a forme di auto-censura dell’ultimo minuto, non fa altro che sottolineare in modo ancora più marcato l’effettiva esistenza di un’enorme coda di paglia.
Non ci addentriamo nel merito di una discussione critica sullo spettacolo in sé, perché probabilmente non siamo abbastanza radical-chic da cogliere in queste forme espressive una giustificazione sufficiente per ferire la Croce ed il volto del Dio d’amore fatto uomo.
Quello che a nostro giudizio pone un problema di coscienza a noi studenti di questo Ateneo, sorto per iniziativa di Padre Agostino Gemelli e sorretto dall’amore per la Verità e la conoscenza con il contributo di splendide figure quali la Serva di Dio Armida Barelli ed il Beato Contardo Ferrini, sta nel fatto che secondo quanto riportato da alcuni giornali, nel consiglio del Teatro Parenti, sieda un docente contrattista di questa Università (ovvero il professor Andrea Bisicchia, docente di Organizzazione del Teatro e dello Spettacolo).
Quest’ultima notizia suscita profonda tristezza ed indignazione: vorremmo pensare che i nostri docenti che hanno la fortuna di partecipare (si ipotizza lautamente pagati) alle decisioni del Teatro Parenti, abbiano guardato distrattamente le carte e le proposte degli spettacoli, piuttosto che avallare, nel nome di una presunta e auto-proclamata libertà dell’arte, un’offesa di tale portata alla Religione. Se ciò non fosse, si porrebbe un problema morale all’interno di questa Università, che non può essere risolto ovviamente con questo semplice comunicato, ma che dovrebbe scuotere le coscienze di tutti e del Rettorato in primis, invitando a doverose decisioni o a formulare severi richiami con una posizione ufficiale in merito.
Come auspicato da Benedetto XVI, è tempo di essere cattolici a tempo pieno.
Almeno, lo dobbiamo essere, se non vogliamo che il nostro Ateneo, sprofondando nel relativismo, smarrisca questa vocazione al servizio della Verità, quella Verità tanto vilipesa in quello spettacolo.

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